Venezia 74. Recensione: FIRST REFORMED di Paul Schrader è un capolavoro che vola sopra e oltre il festival. Leone subito!

First Reformed di Paul Schrader. Con Ethan Hawke, Amanda Seyfried, Cedric Antonio Kyles, Victoria Hill. Concorso Venezia 74.
37654-First_Reformed__1_Con questo ricalco del Diario di un cura di campagna di Robert Bresson, uno dei suoi maestri di riferimento, Paul Schrader ci consegna finalmente il film religioso e spriritualista che aspettavano da lui. E come in quel Bresson, ecco un prete solo, dall’anima e dal corpo sofferenti. Angosciato come in Bergman dal silenzio di Dio e da un’apocalisse che ha i segni e i contorni del climate change. Film immenso, che osa dove il cinema non osa più. Che se ne sbatte di compiacere il pubblico e di assecondare lo Zeitgeist. Leone subito! E Coppa Volpi a Ethan Hawke. Voto 9
37652-First_Reformed__2_Finalmente. Finalmente Paul Schrader ci ha consegnto quel film di spiritualità e afflato religioso e di vertigini oltremondane che da lui – autore di un memorabile libro sul cinema spritualista di Robert Bresson e Carl Theodor Dreyer (e su quello laicamente austero di Ozu) – ci aspettavamo da una vita. E che ha più volte sfiorato senza però mai realizzarlo davvero. Nel pressbook di questo First Reformed rivela di averci pensato cinquant’anni: il risultato di quella lunga gestazione è qui, adesso. Strepitoso. Di una forza e di un coraggio inauditi. Di chi non scende a compromessi e non ha paura di seguire le proprie ossessioni, di sfidare pubblico e critici con un film disturbante e insieme commovente. Film che arriva a sondare zone oscure e melmose dell’inconscio facendosi domande impossibili e inattuali, e però (perciò) eterne, su Dio, il peccato, la redenzione. Sulla responsabilità del proprio agire nel mondo. Un film spinoso e anche contorto, complesso, pieno di luce e di zone in ombra. Clamorosamente Paul Schrader realizza un quasi-remake del capolavoro bressoniano Diario di un curato di campagna tratto da Georges Bernanos, riprendendone puntigliosamente alcuni passaggi fondamentali. Anche qui c’è un prete protagonista (non cattolico, ma di un Chiesa riformata, responsabile di una parrocchia della East Coast). Anche qui un prete sofferente, fallato, lacerato dentro e fuori, insidiato da un cancro allo stomaco. Che cerca disperatamente Dio e ha l’angoscia di perderlo, e di perdersi. Padre Toller ha un matrimonio fallito alle spalle dopo la morte del figlio in Iraq (figlio che lui, allora cappellano militare, aveva spinto patriotticamente ad arruolarsi). È solo con i suoi fantasmi, e con Dio. Tiene, come in Bernanos-Bresson, un diario in cui annota il suo disorientamento e la sua ricerca di risposte. Che non arrivano. Come nell’Apocalisse di Giovanni (citata in più momenti), intanto il mondo sembra procedere verso la rovina, il crollo. Tutto si corrompe, è inquinato, sporco e marcio. Irredimibile. Il climate change sta ridisegnando in peggio il mondo e il futuro, e quel senso di fine contagia corpi e anime. Non ne è immune neanche padre Toller (interpretato da un Ethan Hawke mai così bravo e così in parte, che se non gli danno la Coppa Volpi di miglior attore c’è da far baruffa; comunque io spero che al film e a Schrader diano anche di più). In un vuoto di fedeli e di fede – la chiesa è sempre semideserta – si muove e si tormenta il nostro ministro del culto, e non si può non pensare alle livide atmosfere di quel Luci d’inverno in cui Ingmar Bergman si interrogava sul silenzio di Dio. Già quel vuoto l’aveva mostrato il Malick di To the Wonder, ma qui Paul Schrader va ben oltre, e con maggiore radicalità. Adottando la rarefazione e la sottrazione dei suoi adorati maestri di riferimento, raggelando e abbassando la temperatura emotiva. Inquadrature fisse e frontali, nel formato desueto e così statico e concentrato del 4:3, che rimandano direttamente a Ozu. Vuoti, silenzi, solitudini. La solitudine di padre Toller è appena mitigata dalla presenza di Mary, una giovane donna incinta che gli ha chiesto aiuto per il marito sprofondato in una crisi psichica forse irreversibile. Marito che quel figlio in arrivo non lo vuole temendo l’apocalisse climatica prossima ventura, anzi a suo dire già in atto. Paure che finiscono anche con il contagiare lo stesso padre Toller. First Reformed parte mirabilmente come film neospiritualista parlandoci di anime in sofferenza, interrogandosi su cosa sia la fede e il come viverla. Finché padre Toller sembra convincersi come per curare le anime non resti che immergersi nel mondo, e curarne le ferite. Allineandosi a quella deriva tutta terrena e non più oltreumana che ha investito negli ultimi anni la stesa Chiesa cattolica, più preoccupata di salvare il mondo che le anime. Ma Schrader è troppo avvertito e troppo sottile, e troppo versato nell’esplorazione del Male e nella ricerca del Bene, troppo consapevole del peccato e della redenzione necessaria, per banalizzare la sua storia inzuppandola nel solito impegno sociale in chiave ecologista. Se mai, individua il catastrofismo apocalittico-ambientalista come nube irrazionale che ingoia e assimila e rielabora tutti quei sogni e bisogni che un tempo cercavano risposte e senso, trovandoli, nella religione. First Reformed raggiunge picchi inauditi di potenza ed evocazione quando trasforma il sofferente Toller in aspirante martire, quando lo affonda nel sangue e ne lacera le carni. In una dissoluzione della materia corporea che è ascesi e salita al cielo. Non so come potrà accogliere il pubblico un film così indomabile, aristocratico, solitario e lontano dallo Zeigeist (già i critici bon ton hanno preso qui al Lido le distanze: si meritano Alexander Payne, ecco), irriducibile a una qualsiasi medietà. Spero solo che la giuria non lo dimentichi. Paul Schrader è un cineasta immenso, lo sappiamo da un pezzo. Sarà anche ora che lo si certifichi ufficialmente.

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7 risposte a Venezia 74. Recensione: FIRST REFORMED di Paul Schrader è un capolavoro che vola sopra e oltre il festival. Leone subito!

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  2. patrick scrive:

    Gran film, ho letto recensioni molto contrastanti, anche stroncature (e sentito pareri di diverso tipo all’uscita dalla sala), ma sono d’accordo con questa, un film da Leone! 🙂

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