Oggi a Milano un capolavoro di Hong Sangsoo: ON THE BEACH AT NIGHT ALONE (al Festival del cinema africano asiatico…, mercoledì 21 marzo 2018)

On The Beach at Night Alone di Hong Sangsoo. Proiettato nell’ambito del FCAAL (Festival del cinema africano, d’Asia e America latina), Milano, Spazio Oberdan, mercoledì 21 marzo 2018, ore 19,00.
Spunta in un un festival assai composito come il milanese FCAAL – Festival del cinema africano, d’Asia e America latina – anche On The Beach at Night Alone del sudcoreano Hong Sangsoo, ormai un maestro. In my opinion, il suo più bello degli ultimi anni, un capolavoro. Con una meravigliosa e straziante Kim Minhee vincitrice alla Berlinale 2017, dove il film era in concorso, del premio come migliore attrice. Inedito in Italia.
Ripubblico la recensione scritta allora alla Berlinale.
201713061_2On the Beach at Night Alone (Bamui haebyun-esoseo honja), un film di Hong Sangsoo. Con Kim Minhee, Seo Younghwa, Jung Jaeyoung, Moon Sungkeun.
201713061_1Dal sudcoreano Hong Sangsoo, un habitué di tutti i festival, un maestro riconosciuto universalmente, il suo film più misterioso e sfuggente. E radicale. Perché la bellissima Younghee, che tutti adorano, ha smesso col suo lavoro di attrice? Perché è sempre più depressa e aggressiva? E quell’uomo che ogni tanto compare chi è? Come un Hitchcock cui siano state tagliate le congiunzioni narrative. Voto 8 e mezzo
201713061_3Il più misterioso dei già misteriosi film di Hong Sangsoo. Regista sudcoreano presenza costante ai vari festival (Berlino, Cannes, Venezia e Locarno, dove due anni fa ha vinto il Pardo d’oro) che ci ha abituato alle molteplici rifrazioni del reale, al suo sfrangiarsi in più percorsi simili e insieme differenti, ai giochi combinatori dettati dal caso e la necessità. Storie che si sdoppiano, che si biforcano, capovolgimenti di punti di vista e via così, in giochi vagamente veterostrutturalisti e un po’ Robbe Grillet-Marienbad. Film rompicapo, dei quali però Hong Sangsoo almeno ci forniva, se non la chiave, se non la soluzione, almeno qualche indizio per orientarci e decifrare il meccanismo narrativo. Qui ci sottrae anche quello, costruendo (decostruendo?) un film che ci sfugge, che non ci dà appigli. Prosciugando ulteriormente il suo modo di fare cinema. E dopo il press screening, tutti a confrontarsi, ognuno con la sua ipotesi, e qualcuno intenzionato a rivederlo per carpirne la scatola nera. Che temo non esista.
Due parti, come in molti altri film di Hong Sangsoo (ad esempio il vincitore di Locarno 2015 Right Now, Wrong Then, molto più accessibile però di questo), la prima ad Amburgo, la seconda in una città della costa coreana. Con la stessa protagonista, una giovane, bellissima donna di nome Younghee che intuiamo far di mestiere l’attrice (la interpreta la meravigliosa Kim Minhee già in Right Now, Wrong Then). Ad Amburgo è con un’amica che si è trasferita da anni lì, e sono conversazioni e passeggiate per i parchi, lungo il mare, parlando soprattutto di amore, e si intuisce che la bellissima ha una storia che non è più una storia, forse finita forse no, e che lui potrebbe palesarsi ad Amburgo nel giro di un paio di giorni. Il lungo vagare delle due donne finisce su una spiaggia, dove l’amica perderà di vista l’attrice: l’ultima inquadratura di questo primo blocco è un uomo che si porta via sulle spalle una donna. È Younghee? E lui è lui, il suo uomo?
Secondo atto, Corea. Younghee è in una città di mare, forse per una vacanza. Ma la troviamo ancora più triste, depressa, irritabile di come l’abbiamo vista ad Amburgo. Incontra amici, incontra una troupe cinematografica. Le chiedono come mai non la si vede più sul set, intuiamo che un qualcosa l’ha lesa profondamente. Durante una cena, ubriaca, sarà molto villana, molto aggressiva con i suoi amici, come già le era capitato ad Amburgo.

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