Un film imperdibile stasera in tv: LA CAPTIVE di Chantal Akerman (ven. 27 aprile 2018, tv in chiaro)

La Captive di Chantal Akerman, Cielo, ore 21,15. Venerdì 27 aprile 2018.
Uno dei lavori centrali nella filmografia di Chantal Akerman, grande dame dell’avanguardia cinematografica – e stavolta parlare di avanguardia ha davvero un senso pieno, indiscutibile – morta nel 2015 per suicidio dopo aver girato il testamentario No Home Movie sulla madre novantenne. Entrata di forza nella storia del cinema con Jeanne Dielman, 23 quai du Commerce, 1080 Bruxelles (anno 1975), meticolosa e oggettiva cronaca di una vita di una prostituta qualunquemente perbene, Akerman ha continuato con cerenza sulla strada di un cinema dell’osservazione partecipante e pudica, macchina da presa posta a registrare uomini e donne e il loro essere nel mondo attraverso atti, gesti e parole. Cinema del reale anche quando di finzione, perché anche la finzione, stando ai film di Akerman, si costituisce come accadimento qui e ora nel momento in cui la cinepresa si mette in moto. Cinema di sguardo e avalutativo, pià vicino alle esperienze wahroliane e al New Aamerican Cinema, di cui Akerman fu studiosa, osservatrice e allieva, che della Nouvelle Vague francese (Akerman, precisazione importante, era belga). Questo La Captive, del 2000, è considerato uno dei suoi vertici. Film che rimanda già nel titolo a La prisonnière, il quinto capitolo della Recherche di Marcel Proust, dove il narratore è ossessionato dai possibili e forse reali tradimenti di Albertine, al punto da tenerla quasi in ostaggio nel suo appartamento. Chantal Akerman vi si ispira assai liberamente, mantenendo però il nucleo radiante della trama costituito dalla gelosia al limite della paranoia di un giovane uomo, e spostando quel calustrofobico gioco a due nella Parigi del contemporaneità, in un sontuoso appartamento assai vissuto, tra arredi preziosi e stoffe damascate. Un tempio sofficante della borghesia old money, dove Simone vive con la nonna e con la giovane Ariane, di cui teme ossessivamente le avventure. La tortura di dubbi e domande in casa, ne segue in macchina gli spostamenti in città, sospettando un legame omosessuale con una cantante lirica. Due ore di puro cinema à la Akerman, con più silenzi che parole, macchina a osservare frontalmente i personaggi in lunghe sequenze ipnotiche in tempo reale (un totem di ogni avanguardismo cinematografico). E gesti che sembrano ripetersi, in un eterno rtoorno che inibisce ogni facile sviluppo dranmaturgico inchiodando i protaginisti alle loro maschere, ai loro ruoli, quello del paranoico ossessivo e della sospetta traditrice. Con Sylvie Testud (la futura protaginista di Lourdes di Jessica hausner) e Stanislas Mehrar, che tornerà oltre dieci anni dopo in un altro bellissimo flm di Akerman, La folie Almayer.  Con ancha Aurore Clément, Anna Mouglalis e una giovanissima Bérénice Bejo.

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