Recensione: LORO 1, un film di Paolo Sorrentino. Non è il ritratto del berlusconismo che ci si aspettava

Loro 1, un film di Paolo Sorrentino. Con Toni Servillo, Riccardo Scamarcio, Elena Sofia Ricci, Fabrizio Bentivoglio, Kasia Smutniak, Euridice Axen, Roberto De Francesco, Dario Cantarelli, Anna Bonaiuto, Michela Cescon, Ugo Pagliai, Ricky Memphis, Alice Pagani, Iaia Forte.


Nella foto Toni Servillo e Giovanni Esposito.
Foto di Gianni Fiorito

Altro che antropologia del berluconismo: qui si riduce la stagione dell’Uomo di Arcore a sagra dell’allupamento. Almeno Sorrentino fosse andato fino in fondo, almeno avesse avuto il coraggio di girare una commedia bassa e scatenata. Invece resta a metà cercando di redimere la volgarità con i suoi soliti, anche meno sopportabili del solito, esibizionismi autorialistici. E stiamo a vedere se Loro 2 ce la farà a bilanciare gli squilibri di questa prima parte. Voto 4


Nella foto Riccardo Scamarcio e Kasia Smutniak.
Foto di Gianni Fiorito

Ci si aspettava un’antropologia del berlusconismo, una qualunque antropologia, ci si è trovati invece banalmente di fronte a un inno alla f**a, a una sagra della gno**a come non la si vedeva al cinema, almeno così sguaiata, dai tempi della commedia degenerata anni Settanta. Intendo Lino Banfi e Alvaro Vitali e Renzo Montagnani allupati per le Fenech e Cassini sotto la doccia o variamente scosciate e messe a nudo, espressioni tutti e tutte di un eros primario se non primitivo di un paese appena approdato a un timido liberazionismo sessuale da un’ancestrale carenza e inaccessibilità della suddetta f**a. Ma oggi? Dopo decenni di cambi antropologici e disinibizioni di massa e di youporn e quant’altro, come si fa a montare un film su quella fame, su quella brama? Su quel primitivismo del desiderio? Su quella ossessiva caccia al corpo della femmina? Eppure questo è Loro 1 (e credo che il 2, in uscita il 10 maggio, ne confermerà tutto il f**acentrismo, con tanto di “cene eleganti” a Arcore e in Sardegna). Se Sorrentino voleva spiazzarci, c’è riuscito. ll suo Berlusconi preso in esame e messo in cinema, benché mai citato esplicitamente (lo si chiama Silvio  e stop per evidenti motivi legali, e la moglie tradita Veronica senza cognome), è quello che nel 2006 e anni seguenti – estromesso dal governo – allestisce con gran pompa il teatro delle olgettone e olgettine scandalizzando benpensanti di ogni colore e ideologia. Un uomo – secondo Loro 1 – guidato e ridotto alle sue voglie, nient’altro che le sue voglie. Come un ministro dal nome fittizio, e altri del suo entourage. Tutti con quella cosa lì in testa, disposti a spendere migliaia di euro e promettere appartamenti in centro alla prima che non dico te la dà, ma che solo te la promette levandosi le mutande e mostrando fugacemente un capezzolo. Dico, un capezzolo. Ma che mondo è? Che anno è? Ma davvero siamo nei Duemila dell’offerta illimitata di sesso in un mercato che tutto prevede e tutto soddisfa?
Se almeno Sorrentino si ponesse con una distanza critica, cercando di interpretare e capire e farci capire la sopravvivenza di una fame così primordiale e ancestrale di sesso quale sintomo e sopravvivenza di un fare politica altrettanto ancestrale e premoderno, di un potere da orda selvaggia vissuto e praticato come predazione e saccheggio anche di corpi e dispotismo personale e personalizzato, allora a qualcosa questo Loro 1 sarebbe servito. Qualche senso l’avrebbe avuto. Invece, almeno in questa parte prima del dittico, c’è solo il dato bruto della voglia, del potere della f**a-che-fa-girare-il-mondo, dei maneggi di chi la possiede e la vuol vendere al prezzo migliore, e di tutti i magnaccia e intermediari pronti a metterla su mercato e offrirla a LUI. Come viene evocato e chiamato il signore ex capo del governo che solo più tardi, molto più tardi – 70 minuti dopo, ma si può? – entra in scena nella sua villa in Sardegna. A stupire non è tanto l’inaspettata volgarità di tutta la prima parte di Loro, quella delle escort e di un Riccardo Scamarcio mattatore che sotto il nome di Morra interpreta il lenone di tutti i lenoni, quanto l’assenza di ogni pensiero sul perché metterla in scena. Cos’è mai, questo rozzo teatrino? Una mesta ma a modo suo grandiosa cerimonia nera dell’eros asservito al potere e suo strumento tipo Eyes Wide Shut? Macché, siamo a livelli assai meno elaborati e stilizzati, e più che Kubrick vengono in mente se mai i Signori e signore di Pietro Germi nella Treviso bigotta assatanata di sesso.
E però: almeno Loro 1 fosse stato, coerentemente, quello, il ritratto di un eros e di un desiderio premoderni. L’eros del felliniano zio di Amarcord che sale sull’albero e grida “voglio una donna!”. Se almeno fosse stato un voluto e consapevole ritorno alla commedia greve (bassa alla Banfi-Fenech o alta e grottesca alla Germi). Sorrentino sembra intuire oscuramente che il fenomeno Berlusconi significhi (anche) una fissazione alla premodernità, ma poi non dà corso all’intuizione. Si lascia sì andare a toni da commedia come mai prima nella sua filmografia però frenando, filtrando, rimanendo sempre al di qua, nei territori tranquilli dell’autorialità di routine: credendo e facendoci credere che la Roma del sottobosco dei faccendieri e delle escort e dei politici sia la Nuova Grande Babilonia e somigli alla Wall Street del Lupo di Martin Scorsese. E allora via con quintalate di coca, per dare una patina di internazionalità e contemporaneità all’eterno peccato papalino. E qui, in questo vorrei essere la Nuova Babilonia mica la solita Roma, che il film si sfracella e mostra la sua inadeguatezza. Non basta versare fiumi di coca nel Tevere per trasformare Loro nella nostra versione dell’immense e perturbante Spring Breakers di Harmony Korine. Vogliamo parlare di quell’orgia a base di MDMA (con tanto di voice over a spiegare cosa sia, come in una pagina di Wikipedia) talmente ridicola che non la si può guardare e vien voglia di distogliere gli occhi? In quella scene di balconate su piscina rigurgitanti di uomini e donne nudi uguali uguali al sabba dinonisiaco di Spring Breakers, solo che i corpi sono sbagliati, e si muovono con una goffaggine imbarazzante. Sorrentino non sa far muovere i corpi (mentre, da devoto felliniano, riesce benissimo quando si tratta di fissarli in pose scultoree) e quel baccanale tutto suggerisce tranne che vero desiderio e vera perdizione, in una coreografia che ahinoi ricorda tutt’al più le ninfette ammucchiate di Non è la Rai (non c’è niente da fare, noi la cultura del corpo non ce l’abbiamo, tant’è che il musical resta ancora cosa americana). Il risultato è una folla di sgallettate e sgallettati che si sbattono e si strusciano e si spalmano addosso coca senza mai crederci davvero e senza essere credibili neanche un nanosecondo. Un incubo estetico. Replicato quando le smandrappate al comando del torvo lenone Morra danno vita a un ballettuccio sullo yacht onde attirare l’attenzione dell’allupato Silvio nella villa di fronte.
Sorrentino, come ci aveva già mostrato, riesce benissimo nei tableaux vivants e tutt’al più in scene di movimenti elementari e ossessivi tipo il trenino della Grande bellezza, ma inciampa clamorosamente quando il suo spettacolo della carne lo deve grandiosamente allestire e coreografare. Difatti Loro 1 si riassesta un attimo quando si passa dalla terribile sagra della gno**ai macchiettismi della villa sarda di Silvio e Veronica, dove un Servillo con maschera bagaglinesca inanella qualche siparietto divertente e qualche battuta riuscita (i battibecchi con Veronica si lasciano guardare, anche se non si capisce come due tanto opposti un tempo abbiano potuto amarsi, sposarsi e fare figli). Ma non si va mai oltre i pupazzoni con maschera di gomma alla Castellacci e Pingitore, senza che neanche in questa tranche del film si tenti una qualche interpretazione della berlusconità. Il resto sono le sorrentinate, quegli inserti messi lì come il writer appone il suo tag per farsi riconoscere, e lasciare sull’opera il sigillo dell’autenticità. Inserti come lo zoo personale del regista che qui si arricchisce di nuove presenze. Le pecore. Un rinoceronte. Se ricordo bene un dromedario (al party di notte). Un topone che manda fuori strada un camion della monnezza. In un andamento narrativo eternamente immobile che è piuttosto un eterno ritorno, senza reale sviluppo, costruito sull’accumulo di singole microstorie chiuse in se stesse come monadi e mai comunicanti, mai connesse in una coerente rete drammaturgica. Immobilismo che era già in The Young Pope (di cui ho visto solo le prime sette puntate), dove nessuna premessa – come l’elezione di un pontefice reazionario – dava poi vita a una catena di eventi significativi e coerenti, dove ogni momento si esauriva celibe e sterile in sé. Tant’è che la genialità di Sorrentino è stata di aver realizzato una serie televisiva di non-fatti e non eventi, dove niente succedeva a spezzarne l’immobilità pietrificata, dando però l’illusione allo spettatore che molto succedesse. Del resto, anche Federico Fellini nella sua fase più matura aveva abbandonato ogni voglia di raccontare per accumulare e sommare solo singole, spesso magnifiche intendiamoci, visioni. Ma la domanda è ancora una volta: Sorrentino è davvero il nostro nuovo Fellini? E può esserlo? Anche qui gli echi dall’opera del gran riminese non mancano. Come lo sceicco un po’ Sceicco bianco e parecchio lo sceicco che riceve Gradisca in Amarcord. Ma temo non basti a farne l’erede di FF. Stiamo a vedere se in Loro 2 questa plumbea immobilità si rovescerà finalmente in un qualsivoglia innesco e sviluppo narrativo, e se il goffo spettacolo del sesso e del potere riuscirà a trasformarsi in cerimonia stilizzata e ipnotica. O se, al contrario, sprofonderà senza più resistenze né rimedio nel linobanfismo anni Settanta. Intanto, dobbiamo rassegnarci a questo film dove la volgarità non ha il coraggio di essere fino in fondo se stessa e ancora ricorre per autogiustificarsi ai manierismi da cinema alto. O, specularmente, dove ogni riflessione sul sesso come potere e sulla sessualità del potere non riesce a decollare schiantandosi regolarmente al suolo del sesso come puro dato naturale, brutale e di sopraffazione. Loro 1 non è né vitalistico né funereo. Non è il trionfo di eros su thanatos ma nemmeno il loro torbido intreccio. Non è Signore e signori, Eyes Wide Shut, Spring Breakers, The Wolf of Wall Street, Io Caligola di Tinto Brass pur richiamandoli (inconsapevolmente credo) tutti. Loro 1 non è.

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