Recensione: ISVN – Io Sono Valentina Nappi, un film di Monica Stambrini. L’eterno ritorno del porno d’autore

ISVN – Io Sono Valentina Nappi, un film di Monica Stambrini. Con Valentina Nappi, Lorenzo Branca e Corrado Sassi.
Preceduto dal corto QUEEN KONG. Con Valentina Nappi, Luca Lionello e Janina Rudenska. Regia di Monica Stambrini.

Il porno può essere sottratto al suo ghetto di cinema basso e diventare esplorazione estetica, ricerca formale? Insomma autorialità? E può diventare politica del desiderio? È la scommessa (peraltro non nuova) di questo ISVN – adesso in tour nelle sale italiane – con protagonista la pornostar Valentina Nappi e Monica Stambrini alla macchina da presa. Un uomo e una donna in una note di sesso. Ma il film nonostante il lodevole tentativo di immettere il sesso esplicito nel quotidiano qualunque, non ce la fa a emanciparsi dai cliché della pornografia, a uscire dalla sua gabbia. Voto: 5

“Il mio sogno è riportare il porno in sala”: così Valentina Nappi, professione pornostar, origine campana, presentando – applauditissima – qualche giorno fa a Milano al cinema Arcobaleno insieme alla regista Monica Stambrini ISVN – Io Sono Valentina Nappi. Solo questo? O il progetto ISVN va più in là? Come definirlo questo anomalo film? Un selfie molto esibizionista in forma di cinema con la complicità di una regista amica? A me pare che il progetto, neanche tanto nascosto, sia quello, peraltro non nuovo e riaffiorante a intervalli più o meno regolari nel cinema italiano, del porno d’autore, qualunque cosa voglia dire. Riscattare il porno, cancellarne lo stigma, emanciparlo dalla subalternità, definirlo come cinema tout court, di pari dignità rispetto a ogni altro genere e variante. Spostarlo, anche, nell’area dell’autorialità, di un cinema esteticamente, linguisticamente (absit iniuria verbis!) non qualunque. Operazione varata da Valentina Nappi, la nostra pornostar più ambiziosa e abile nel promuovere la propria immagine anche con il fattivo appoggio di un fidanzato filosofo (così almeno dicono le cronache). È da un po’ che Nappi si dà da fare parecchio, sventolando la bandiera della pornografia come liberazione dei corpi, agitazione delle coscienze, protagonismo femminile riuscendo a trovare ascolto in circoli intellettuali e cinefili. E in Monica Stambrini, regista di un lontano lesbopulp all’italiana come Benzina e in anni più recenti del making of di Io e te di Bernardo Bertolucci, sembra aver trovato il suo perfetto alter ego, la collaboratrice-complice ideale. Insieme hanno realizzato prima il corto Queen Kong e più recentemente questo ISVN, adesso in tour italiano in sale e serate con benevolo fiancheggiamento della critica meno mainstream. Sicché platee, almeno a Milano, assai cinefile e compunte, e molto ben disposte. Posso dissentire? ISVN non mi è sembrato così interessante, un po’ di più ma mica tanto il corto che lo precede Queen Kong. Scusate, ancora ci tocca stare a sentire attraverso l’elogio della pornografia la vecchissima narrazione – risalente agli anni ’60 del secolo scorso e da allora mai sparita dal discorso collettivo anzi diventata patrimonio condiviso e luogo comune – della guerra santa contro la repressione sessuale? Della pratica del sesso come sovversione e antagonismo rispetto a ogni sistema di potere e dominio? Della scopata come pratica politica? Della sessualità come porta di accesso a superiori livelli di coscienza? Insomma, tutta la retorica sulla sessualità salvifica che conosciamo bene, retorica ormai insopportabile per come si è fatta cliché, conformismo del pensiero fino a distruggere quel nucleo di verità e necessità storica che pure in origine possedeva. Questo per dire come Valentina Nappi e Monica Stambrini (e con loro il movimento Le ragazze del porno che qualche anno fa coagulò autrici intenzionate a usare la pornografia come arma di disintegrazione delle ipocrisie e di affermazione femminile) percorrano una strada già ampiamente battuta. Da molto tempo la produzione e il consumo di pornografia si accompagnano ai tentativi di ripulirla, sublimarla, riscattarla inscrivendola nei territori dell’arte, della ricerca estetica, della politica del desiderio e dei diritti. Si pensi, solo per stare in Italia, a Ilona Staller parlamentare radicale e a Moana Pozzi, icona che ha saputo andare oltre il cinema erotico. Pozzi che aveva una grazia che Valentina Nappi, occorre dire, non ha. Vedendo ISVN ci si chiede in che cosa consista il progetto Nappi-Stambrini. Forse nel trasferire il porno in un contesto di quotidianità, realismo, anche ordinarietà. Sottraendolo a quell’irrealtà, a quella dimensione di sogno e delirio che lo distingue, dove il sesso non è riflesso del vero ma iperbole, leggenda, mitologia, proiezione, modello astratto (e irraggiungibile). La cifra del porno è la sua sovradimensionalità, il suo essere in eccesso, fuori misura. Porno come realtà aumentata. Mi pare invece che ISVN tenti di muoversi in direzione opposta, di riportare la pornografia a terra, a una qualche medietà-normalità. Anche, di scandagliare la pratica del sesso come drammaturgia, come possibilità o impossibilità di costruire un racconto. Bella sfida, generosa, e però fallita.
Ma riavvolgiamo il nastro, partiamo dall’inizio del film, da quando Valentina Nappi nella parte di se stessa, appena tornata a Roma dopo tre mesi negli Stati Uniti, viene ospitata da un artista per una notte nel suo studio (è Corrado Sassi, già visto in  Controfigura di Râ di Martino, molto interessante esperimento di videoart narrativa, remake alquanto libero e bizzarro ambientato a Marrakech di Un uomo a nudo con Burt Lancaster). Ha appena parlato al telefono con il fidanzato Giovanni Lagnese, suo sodale in parecchie occasioni pubbliche, ma l’uomo che sta per ricevere non è lui, è un amico di nome Lorenzo. Un ragazzo dall’accento campano, assai simpatico, prontamente messo a nudo da Valentina e portato a letto. Non sembrano due pornostar, solo un uomo e una donna, un ragazzo e una ragazza che si apprestano a fare l’amore, e fin qui il film come tentativo di immettere il porno nella banalità e nella qualunquità sembra funzionare. Grazie soprattutto a Lorenzo che riesce nel piccolo miracolo di trovare parole giuste, ironiche e leggere, mentre scopa con Valentina, evitando quelle frasacce e robacce oscillanti tra gli eccessi sentimentali e le sconcezze stereotipate che scappano anche ai migliori mentre fanno sesso, e figuriamoci nel porno. Ma certi dettagli ci avvertono che il porno con le sue implacabili leggi sta piegando a sé questo film, lo sta espropriando imponendogli le proprie pratiche corporali coercitive, ossessive, ripetitive, la propria tensione alla performance. Lo noti dalla meccanicità con cui Valentina Nappi si cala a un certo punto nel proprio ruolo di pornostar e sciorina le specialità già mostrate in video con meno pretese di questo (basta un giro su Yutube), in testa il blow job. ISVN si fa porno e basta: contano ormai solo i corpi-spettacolo, i corpi performanti, non più il senso di intimità, non il sesso come medium comunicativo e racconto. Non ci sono pause, solo climax, si scopa, si orgasma, e subito via con un’altra scopata. La stessa superdotazione fallica di Lorenzo denuncia l’appartenenza del film all’area del più ovvio dei porno. Come lo denuncia che Valentina non dismetta mai un feticcio sessuale come i cuissard nemmeno per andare in bagno (se li toglie solo a letto e ci mancherebbe). Anche la macchina da presa, dopo qualche tentativo di filmare i corpi quasi come materiale astratto e disincarnarli in pura forma, poi si arrende e filma penetrazioni e pompini frontalmente. Forse è più interessante il corto che precede ISVN, Queen Kong, prima collaborazione Nappi-Stambrini. Un corto assai strutturato, in cui un uomo, forse ubriaco, forse strafatto di droghe o entrambe le cose, lascia a metà un tentativo di scopata con una signora incontrata a un party e, inoltratosi in un parco, incappa in una donna-bestia con la quale sarà scatenamento. Per poi tornare pacificato dalla sua donna. Valentina Nappi con una protesi-maschera tra il felino e il mostruoso si fa dominatrice vorace del suo maschio oggetto e vittima. Il suprematismo femminile rappresentato attraverso simboli trasparentissimi, anche troppo. I cliché si sprecano  (sesso=selvaggeria), eppure questo corto funziona abbastanza nell’abbandonare la chiave del realismo che sarà invece quella non vincente del successivo ISVN. E funzionano anche le riprese dei corpi, con la macchina da presa libera nel frugare letteralmente la vagina di VN trasfigurandola in visione e allucinazione. Quanto a Valentina Nappi in ISVN, la sua ambizione a ergersi a icona del porno engagé è troppo evidente perché riesca a convincere davvero. All’inizio si sente quel matto di Bello Figo (povertà musicale disarmante – sempre meglio comunque di Young Signorino –  e però come svela lui l’immaginario desiderante dell’immigrato africano qualunque non ci riesce nessuno) nel suo Io sono Valentina Nappi. Anzi, dice lui, Napi. Si sentono anche Le luci della centrale elettrica.

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