Il film imperdibile stasera in tv: IL MAGNIFICO CORNUTO di Antonio Pietrangeli (dom. 17 giugno 2018, tv in chiaro)

Il magnifico cornuto di Antonio Pietrrangeli (1964). Rete Capri (66 dt), ore 22,30, domenica 17 giugno 2018.
Quale enorme autore sia stato Antonio Pietrangeli lo dicono film come La visita, Adua e le compagne e soprattutto il capolavorissimo, uno dei migliori film italiani di sempre, Io la conoscevo bene. Un regista che ha attraversato le stagioni della commedia all’italiana adottandone spesso i codici esteriori, ma poi scardinandoli e piegandoli dall’interno alla propria idea di cinema, un cinema di attenzione alla realtà e alle persone, di pulizia e trasparenza formale, di eleganza naturale, di sobrietà, di encomiabili misura e finezza. Non c’è niente nel suo lavoro delle sguaiataggini plebee e triviali di tanto nostro cinema anche d’autore, e invece una rarefazione nella messinscena e una pulizia di sguardo assolutamente anomali. Regista anche di meravigliosi ritratti fenminili, sempre dalla parte di lei prima che questo costituissse scelta ideologica e di campo e perfino posa militante, solo per sincera comprensione e immediata affinità. Il magnifico cornuto, gran successo di pubblico della stagione cinematografica 1964-65 (il titolo di sicuro aiutò), fu invece male accolto dai critici di allora e escluso dalla lista delle cose migliori del suo regista, eppure oggi ci pare ineludibile, del tutto degno del marchio Pietrangeli così come è venuto a consolidarsi nei decenni. Stavolta il regista romano smentendo apparentemente la sua fama di ritrattista di donne si focalizza su un carattere maschile, anzi su un uomo che gli stereotipi comportamentali e mentali maschili li incarna al massimo grado: ma sarà proprio attraverso la visione (paranoica) delle donne del protagonista che il femminile anche stavolta tornerà, paradossalmente e in forma rovesciata, in primo piano a impossessarsi del film.
All’origine c’è un classico della pochade novecentesca, quel Magnifico cornuto commedia teatrale di enorme successo del belga Fernand Crommelynck, anno 1921, che il regista revisiona e adatta – con l’aiuto tra gli altri alla sceneggiatura di Ettore Scola e Ruggero Maccari – all’Italia del boom di quegli anni, trasportandone la storia nella ricca e industriosa Brescia. E ponendo al centro la figura di Andrea, medio industriale con fabbrichetta di successo e molto denaro, e con una moglie di bellezza smagliante, e difatti è Claudia Cardinale nei suoi anni strepitosissimi: solo che lo rode il tarlo dannato della gelosia, la paura di essere cornificato (espressione linguistica allora trionfante e oggi inutilizzabile), tant’è che la immagina traditrice e amante di molti uomini. Esasperata, braccata dal marito, la fedele Maria Grazia fingerà di averlo davvero, un amante, per calmare in qualche modo la paranoia del marito Andrea e assecondare la sua follia. Finale paradossale ma non troppo. Il nucleo drammaturgico sta, come in Crommelynck, nella gelosia, nel sospetto, nel delirio che finiscono per inverari e autorealizzarsi, per produrre la propria realtà, in un pirandellismo che conserva anche nel film tutta la sua carica ambigua e conturbante (“sono come ti vuoi”). Ma c’è anche, assai alla Pietrangeli, la compassione per una donna reificata dallo sguardo e dal desiderio maschili cui non sono concesse vie di fuga dalla gabbia. E allora scopriamo come la Claudia Cardinale di Il magnifico cornuto sia parente stretta della Sandrelli di Io la conoscevo bene. Andrea è un al solito immenso Ugo Tognazzi, forse il più grande attore del nostro cinema del dopoguerra.

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