(al cinema) Recensione: TOGLIMI UN DUBBIO, un film di Carine Tardieu. Due padri per Erwan

Toglimi un dubbio, un film di Carine Tardieu. Con Cécile De France, François Damiens, André Wilms, Guy Marchand, Alice De Lencquesaing. Distribuito da Academy Two.
Bretagna, oggi. Un brav’uomo sui quaranta e qualcosa, di mestiere artificiere, scopre per caso che l’uomo che lo ha allevato non è suo padre. Piccola commedia umana di gente qualunque e straordinaria, diretta con naturalezza e partecipazione da una regista di cui risentiremo parlare. Peccato solo per certi squilibri di sceneggiatura. Voto tra il 6 e il 7
L’avessimo noi un cinema medio (tendente però decisamente all’alto) così. Realistico e cronachistico, ma drammaturgiamente robusto e ben costruito, di una autorialità evidente eppure mai smaccatamente esibita, narrativo quano basta per coinvolgere il pubblico, e in grado di raccontarci storie e persone con un senso di verità invidiabile. Presentato l’anno scorso a Cannes alla Quinzaine des Réalisateurs e là un po’ oscurata dall’ccessiva offerta festivaliera, il francese Toglimi il dubbio di quel cinema è prodotto esemplare. Ed esce adesso in Italia (con Academy Two) in una fine stagione quasi in contemporanea con altre produzioni made in France che gli sono affini per come raccontano pezzi di realtà e traiettorie esistenziali, da Ippocrate a L’affido a Montparnasse femminile singolare. Non sarà un capolavoro, Toglimi un dubbio, ma si resta incantati dal tocco della regista Carine Tardieu che segue i suoi due protagonisti e i personaggi collaterali con evidente parteciazione e affetto, pur evitando smancerie e melensaggini e derive sentimentaliste, senza mai esondare da un pudico e rispettoso osservare.
Siamo in Bretagna, in un paese di pescatori. E in mare, figlio di un pescatore, è cresciuto Erwan, un brav’uomo oggi sui quarat’anni e qualcosa che ha la faccia da perfetto everyman di François Damiens. E che, rimasto da un po’ vedovo, se la deve vedere con una figlia dal carattere ispido, oltretutto incinta di non si sa chi (o meglio, lei lo sa ma si rifiuta di rivelarlo). Nonostante quella ragazza non accomodante in casa, la sua resta una vita tranquilla, con un lavoro delicato di artificiere-sminatore che lo porta spesso nella non lontana Normandia a disinnescare bombe e altri ordigni lasciati in eredità dalla WWII. È facendo degli esami n vista del parto della figlia – si tratta di individuare se in famiglia vi siano portatori di una patologia genetica – che scopre l’incredibile verità. Lui non è il figlio dell’uomo che ha sempre creduto essere suo padre, del Bastien che ha sposato sua madre, che l’ha allevato amorevolmente e al quale è molto legato. E il solido, incrollabile Erwan stavolta rischia di rimanere stritolato da una rivelazione che lo costringe a ripensare le sue geometrie esistenziali, a riadattarle,riscriverle. Incaricherà una detective di individuare chi possa essere il padre buologico e, avutone l’identità, lo avvicinerà. Trovandosi un uomo assai amabile (è l’Andre Wilms di Le Havre di Kaurismaki), ma diverso anzi opposto a Bastien il pescatore: un intellettuale gauchiste di origine russo-ebraica, vicino a Sartre, cosmopolita, anche parecchio narciso. Ma adesso stop, se no son spoiler. Dico però che le cose si compliceranno quando Erwan conoscerà una giovane donna di nome Anna, di professione medico. Il bello di Toglimi il dubbio sta nella naturalezza con cui Carine Tardieu dirige e con cui gli attori recitano, di quella non recitazione che sembra respirare con il personaggio. Alla traccia narrativa principale se ne aggiungono altre secondarie ma non così minori, come la gravidanza della figlia e la ricerca di chi l’ha messa incinta. Naturalmente sullo sfondo c’è l’eterna questione che ogni tanto riaffiora nel cinema – anche nell’ultima Palma d’oro di Cannes Shoplifters di Kore-eda Hirozaku -, su chi siano i veri genitori, se quelli biologici o chi i figli li ha allevati. Un racconto di provincia di gente comune e però a modo sua strordinaria cui non si può non affezionarsi. A nuocere alla riuscita c’è la storia tra Erwan e Anna, complicata da qualcosa che non si può rivelare, ma che aggiunge un lato melodrammatico non necessario e che sposta l’asse narrativo rischiando di sbilanciare tutto il film. Che invece convince e brilla intorno ai dilemmi e rovelli di Erwan, brav’uomo qualunque scagliato di colpo in una situazione che non lo è per niente, e sulle rivelazioni e colpi di scena che si succedono intorno alla supposta paternità. Qualche incoerenza di sceneggiatura (ma come fa la detective a essere così sicura di aver individuato il padre biologico? e come mai il test del dna arriva dopo troppe giravolte del plot?) non annulla il molto di buono che c’è. Un film da vedere.

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Una risposta a (al cinema) Recensione: TOGLIMI UN DUBBIO, un film di Carine Tardieu. Due padri per Erwan

  1. Kos D. scrive:

    Mi scusi, ma “zero per cento” lascia 2 possibilità. Lei ha motivo per escluderne una? Se sì, quale? Grazie.

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