20 film stasera in tv! (merc. 25 luglio 2018, tv in chiaro)

Le Idi di marzo

Tramonto

Cliccare il link per la recensione di questo blog. Alcune schede si riferiscono a precedenti messe in onda.

Tramonto di Edmund Goulding con Bette Davis, Rete Capri (66 dt), ore 21,00.
Gran melodramma del 1939 con l’allora regina indiscussa del genere, Bette Davis, quale brillante ereditiere che, per via di una grave malattia, è destinata alla cecità e poi alla morte. Ma il chirurgo che l’ha operata al cervello le nasconde la verità. Mentre lei si innamora di lui: ricambiata. Eros balla con Thanatos. Passione e malattia, un binomio che qui trova la sua codificazione narrativa e che ritornerà molte volte nella storia di Hollywood. Solo un titolo: Love Story.
Mio cugino Vincenzo, Cine Sony, ore 21,00.
Trionfo commerciale – siamo nei primi anni Novanta – dello scorsesiano Joe Pesci quale avvocaticchio arruffone di provincia che si ritrova di colpo scagliato nella mischia quando deve difendere dall’accusa di omicidio un suo parente. Marisa Tomei si portò a casa l’Oscar 1993 come migliore best supporting actress, e leggenda vuole che il premio fosse destinato a Vanessa Redgrave. Solo che chi aprì la busta – era Jack Palance – sbagliò a leggere il nome. Naturalmente non ci sono mai state né conferme né smentite ufficiali.
300 di Zack Snyder, 20, ore 21,00.
Dad, Tv2000, ore 21,15.
Edificante family drama del 1989. Con un figlio che ha rotto i ponti con la famiglia, ma che torna dall’anziano padre assistendolo amorevolmente quando sa della sua ireversibile malattia. Jack Lemon si prende il film da mattatore. Con lui Ted Danson e Olimpia Dukakis.
S is for Stanley, docufilm di Alex Infascelli, Rai5, ore 21,15.
Intrigo a Stoccolma di Mark Robson, la7, ore 21,15.
Le Idi di marzo di George Clooney, Rai Movie, ore 21,15.
Megashark vs Crocosaurus, Cielo, ore 21,20.
Di quegli Z-movie che magari tra decenni verranno rivalutati come imperdibili ghiottonerie. Come succede adesso con certi sci-fi e monster movies adorabilmente ssgnagherati degli anni Cinquanta. E allora, tanto vale vederselo subito questo incredibile filmaccio ambientato in un Congo improbabile dove si scontrano uno squalo gigante e un altrettanto gigantesco coccodrillo.
Duplex – Un appartamento per due di Danny DeVito, Nove, ore 21,30.
Torna a settembre di Robert Mulligan, con Gina Lollobrigida, Rete Capri (66 dt), ore 22,30.
La donna lupo di Aurelio Grimaldi, Cielo, ore 22,55.
Uno dei guilty pleasure partoriti dall’Aurelio Grimaldi di Le bottane, Il macellaio e Nerolio. La donna lupo del titolo è u aragazza scissa tra la banale routine quotidiana e la notte, quando si scatena quale creatura avida di avventure sessuali. Con Loredana Cannata, appena rivista in Napoli velata di Ozpetek.
Totò e Cleopatra, Tv2000, ore 23,15.
Totò è Totò, e Cleopatra è Magali Noël. Ma il vero motivo di straculto è Moira Orfei come Ottavia.
La fame e la sete di Antonio Albanese, Iris, ore 23,18.
Del 1999, di e con Antonio Albanese. Questo è per lui film un film-cerniera, un ponte tra la sua passata carriera di comico tv e quella futura di attore di puro cinema (in proprio e per altri autori, Gianni Amelio compreso). Tant’è che per segnare il passaggio AA riprende tre suoi personaggi televisivi, Alex Drastico, Ivo Perego e Pacifico, tutti ovviamente interpretati da lui, immaginandoli figli di un vecchio barbiere siciliano costretti a ritrovarsi dopo la sua morte. Scritto con Vincenzo Cerami.
I due volti di gennaio, Rai Movie, ore 23,25.
La cosa (il remake), Italia 1, ore 23,55.
Diretto dal regista olandese Matthijs van Heijningen Jr., girato in Canada con Mary Elizabeth Winstead e Joel Edgerton, un film del 2012 che riprende il titolo del leggendario horror primi anni Ottanta di John Carpeter. Con cui si rapporta in modi alquanto strani, essendo di quel film insieme il prequel e il parziale remake: se ne riprendono infatti parte dei personaggi, l’ambientazione antartica e da un certo punto in avanti anche gli eventi. Decoroso e debitamente spaventevole, ma inesorabilmente inferiore all’originale.
Hulk di Ang Lee, 20, ore 0,10.
Supereroico d’autore (il regista è il molto, troppo?, eclettico Ang Lee) che a suo tempo – anno 2003 – passò inosservato, anzi fu un clamoroso flop. Con Eric Bana nel title-role. Conviene ridargli un’occhiata.
Proposta indecente di Adrian Lyne, ore 0,40.
Quell’ultimo ponte di Richard Attenborough, Rai Movie, ore 1,00.
The Story of Film, ep. 11, Rai5, ore 1,05.
Prosegue stasera, ed è ormai un appuntamento consolidato su Rai 5 da qualche settimana, la messa in onda della più conosciuta e riuscita delle storie del cinema uscite negli anni Duemila. L’ha realizzata in video in 15 episodi di un’ora ciascuno (diventati anche un libro) il critico e filmmaker irlandese Mark Cousins, con buonissimi esiti dappertutto. Titolo originale: The Story of Film – An Odyssey, mentre l’imponente opera è stata poi mandata in Italia in qualche sala qualche anno fa con il titolo Storia del cinema, un’odissea. In tv l’aveva già trasmessa La Effe, adesso la riprende, e fortunatamente in prime time, Rai 5, ed è il caso di seguirla, anche perché l’opera del signor Cousins (ultimissime notizie: sarà nella giuria della sezione Orizzonti alla prossima mostra di Venezia), pur non originalissima, è assai puntuale e per niente parruccona. Si va dai Lumière agli anni recentissimi, assemblando immagini di repertorio, un’infinità di spezzoni di film famosi (e anche meno) e un bel po’ di interviste (Bertolucci, Jane Campion, Lars Von Trier, Claudia Cardinale, per dirne solo alcuni). L’approccio critico, soprattutto fino alla puntata 10,  si attiene senza troppi scostamenti al canone consolidato. Il muto, il cinema espressionista tedesco, le avanguardie storiche, il neorealismo ecc. ecc. Di nuovo c’è l’indubbia abilità comunicativa e divulgativa di Cousins, il quale riesce a ridare smalto a storie e opinioni già sentite mille volte. Di meno scontato c’è l’attenzione  al cinema non europeo e non americano: Medio Oriente, Nord Africa, Africa sub sahariana, Asia lontana, India, e son molte le cose interessanti che saltano fuori da questi territori. Tremendo è invece Cousins quando metaforizza e simbolizza con immagini che si vorrebbero evocative e son solo kitsch. Buono il ricorso a spieghe di tipo tecnico e relative a regia e linguaggio cinematografico (la macchina da presa ad altezza di tatami di Ozu, la profondità di campo di Orson Welles ecc.). Stasera, puntata numero 11, dedicata a ‘Gli anni ’70 e oltre: nuovi linguaggi nel cinema popolare’. Hollywood che dopo il realismo degli anni Settanta e lo spazio conc esso al cinema degli autori torna al cinema-indutrsia, al cinema-entertainment riplasmando l’immaginario collettivo e sempre più globalizzato con rduzioni come Lo squalo e, sul finire del deennio, Star Wars. Ma come al solito Cousins smargina e va felicemente off topics, si muove su e giù nel tempo, cortocircuita e contamina, esplora quanto si muove oltre l’America.
La guerra segreta, Iris, ore 0,11.
Cose che succedevano negli anni Sessanta, quando il cinema, anche quello industriale e di massimo intrattenimento, osava sprimentazioni oggi inimmaginabili. Una spy story, questo La guerra segreta, girata da quattro registi: il francese Christian Jaque, l’italiano Carlo Lizzani, il tedesco Werner Klinger e l’inglese Terence Young (reduce – siamo nel 1965 – da James Bond). Non si tratta di un film a episodi, ma dello stesso film di cui ognuno dei registi si prende in carico una parte. E l’interesse sta in questo sguardo molteplice alla mcchina da presa, più che nella storia abbastanza qualunque di un agente segreto russo che scappa a Berlino Ovest con conseguente pissibile crisi nucleare. Cast multinazionale e co-produttivo dove spuntano Vittorio Gassman, Bourvil, Henry Fonda, Annie Girardot e perfino Maria Grazia Buccella.

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