Locarno Festival 2018. Recensione: CHRIS THE SWISS, un film di Anja Kofmel. Indagine sulla morte di un giornalista

Chris the Swissdi Anja Kofmel. Panorama Suisse.
Anja Kofmel era bambina quando – nel 1992 – suo cugino Chris se ne andò come reporter al fronte della guerra Croazia-Serbia. Non sarebbe più tornato vivo. Che cosa successe davvero? Indagando, Anja scopre amarissime verità sepolte. Un viaggio nel cuore di tenebra. Un film personale e sulla Storia, e su molto altro, come la fascinazione eternamente esercitata dalla guerra, dall’uccidere. Gran film svizzero che mescola documentarismo classico a uso dell’animazione. Arrivato da Cannes, dove la Semaine lo aveva presentato in anteprima. Voto 8
Arrivato a Locarno (nella sezione dedicata al cinema svizzero) dalla Semaine de la Critique di Cannes, dpve Chris the Swiss era stato presentato in prima mondiale. E dove non ero riuscito a vederlo (benché Max Borg me l’avesse caldamente consigliato). Recuperato qui a Locarno 71, e trattasi davvero di film notevolissino, per quanto racconta e per come lo fa. Mescolando una storia assai privata – quello di una ragazzina ammaliata da un cugino dalo spirito avventuroso – con, ancora una volta, la Storia, in questo caso le fratture della post-Jugoslavia, la guerra tra Serbia e Croazia autoproclamatsi indipendente da Belgrado. Ricorrendo a diversi formati visuali, il footage, le interviste (i talking heads), materiali d’archivio pubblici e privati, e utilizzando l’animazione là dove la mera documentazione non può arrivare. Un’animaziome in bianco e nero assai evocativa e drammaturgicamente incisiva, che fa di questo Chris the Swiss un prodotto assai affine nel suo ibridismo a un altro docu con animazione di quest’anno, il bellissimo Samouni Road di Stefano Savona. E che storia, signori, quella che la oggi trentenne e qualcosa Anja Kofmel va a ricostruire, e che coraggio nell’iluminarne gli aspetti più oscuri e perfino ignobili. 1992. Anja è bambina quando il molto amati cugino ventiseienne Chris, tipo indomito con già molte essperienze quale reporter in aree complicate del mondo (e pure un equivoco arruolamente in una squadra armata sud africana), parte per la Croazia in guerra con la Serbia di Milosevic. Si combatte soprattutto in Slavonia, a Vukovar, a Osek, e sono distruzioni, macerie, massacri, e anche pulizie etniche senza pietà di villaggi di frontiera. Chris raggiunge Zagabria e da lì il fronte, fino a una svolta imprevista, quando da giornalista si fa combattente arruolandosi in una milizia di foreign fighters pro-Croazia sospetta di simpatie e appartenenze di destra estrema. Un’intrenazionale di fantaici pronti a tutto in nome dell’Occidente e della Cristianità. Chris verrà trovato morto, strangolato, al fronte. Chi l’ha ammazzato e perché? Anja Kofmel costruisce il suo racconto come una classica detection, cerando di dipanare a poco a poco, attraverso ricerche sul campo e testimonianze di chi Chris l’aveva conosciuto bene, il maledetto imbroglio. Si resta agghiacciati dalla rivelazione finale, sempre che quella sia la verità e non ce ne sia un’altra anche peggiore e più turpe. Davvero, un viaggio nel cuore di tenebra (anche nostro, di tutti). Che molto ci dice e ci suggerisce dei Balcani, dell’attrazione esercitata su tanti giovani uomini dalla guera come prova suprema e rito estremo. Talmente ricco e stratificato, questo film, da permettersi di citare perfino nella sua parte animata gli incubi di Io ti salverò di Hitchcock disegnati da Salvador Dalí (il tema grafico ossessivo delle righe, per dire, che là erano i segni lasciati dagli sci, qui sono quelle della sciarpa di Chris che finiscono con l’invadere lo spazio schermico). L’ho visto con un pubblico numerosissimo, e alla fine sono state, giustamente, ovazioni.

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