Locarno Festival 2018. Recensione: ‘Como Fernando Pessoa Salvou Portugal’ (Come Fernando Pessoa salvò il Portogallo), un film di Eugène Green. Squisito divertissement, tra il meglio del festival

Como Fernando Pessoa Salvou Portugal (Come Fernando Pessoa salvò il Portogallo), un film di Eugène Green – Sezione Signs of Life. Durata 27 minuti. Con Carloto Cotta, Manuel Mozos, Diogo Doria, Alexandre Pieroni Calado.
Incombe Venezia, ma parliamo ancora di Locarno (tra l’altro, venerdì 24 agosto viene annunciato il nome del successore di Carlo Chatrian alla direzione artistica). Con una delle cose più belle e anche godibili che si siano viste quest’anno al festival. Un corto-ma-non-troppo dell’ormai acclamato maestro Eugène Greeen. Che ricostruisce col suo stile alto e nobile, ma con leggerezza e ironia, un episodio laterale nella vita dello scrittore multiplo Fernando Pessoa. Un incanto, e non si esagera. Voto 9

Per fortuna a Locarno c’erano anche i maestri, beni-rifugio cui aggrapparsi nei momenti più stremanti di un festival votato alla scoperta del nuovo, e quini denso di opere malmostose e accidentate. Maestri come Hong Sangsoo, e come il molto cultistico quanto appartato Eugène Green, un americano a Parigi autore di un cinema non apparentabile a nessun altro, cinema di parole scolpite e levigate da classici francesi (Racine, Corneille), ossessionato dal rigore della forma e dalla simmetria, e dal mondo barocco. Stavolta Green sorride con questo Come Fernando Pessoa salvò il Portogallo, scherzo squisitissimo e sublime, divertissement colto ma di massime leggerezza e arguzia. Dove si racconta un episodio minore e pochissimo conosciuto (le note di Green nel pressbookt lasciano intendere sia vero) nella vita dello sfuggente Fernando Pessoa, lo scrittore portoghese dalle infinite identità. Che nel 1927 viene incaricato, lui così versato in lettere e poesia, di inventare uno slogan per il lancio portoghese della “bevanda americana zuccherosa e gasata a base di coca”, nel film argutamente chiamata Coca-Louca. Ma lo slogan da lui coniato, benché di immediato e enorme successo popolare, verrà ritenuto osceno e pericoloso per i costumi nazionali dalle autorità del bacchettonissimo regime, e immediatamente bloccata sarà l’importazione della moralmente perniciosa bevanda. Pessoa si salverà da ogni sanzione attribuendo la responsabilità a uno dei suoi eteronimi, Alvaro Campo, émigré a Londra in odore di omosessualità. Green opera un ricalco perfetto e filologico del mondo multiplo di Pessoa, e della sua Lisbona. E, pur riproponendo il proprio stile ieratico e perfino maestoso, riesce nel miracolo di divertirsi e divertirci parecchio. Si sentono anche un paio di irresistibili e ovviamente languidissimi fado di cui Pessoa scrisse il testo. Applausi, sperando che questo corto-ma-non-troppo (mezz’ora) arrivi nelle sale italiane o su qualche piattaforma digitale.

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