Film-cult stasera in tv: INTERNO BERLINESE di Liliana Cavani (sabato 6 ott. 2018, tv in chiaro)

Interno berlinese di Liliana Cavani, Cielo, ore 21,15. Sabato 6 ottobre 2018.
Che la proiezione a Venezia 2018 del restaurato Il portiere di notte segni finalmente la riscoperta di Liliana Cavani e la sua ricollocazione al posto che si merita nel nostro cinema? Cavani: tra gli autori più dimenticati e rimossi, e non si capisce perché. Eppure i film del suo periodo aureo, tra fine Sessanta (l’indimenticabile primo Francesco d’Assisi) e metà Ottanta sono un patrimonio, un giacimento culturale, un raro esempio di sfida a ogni facile media convenzione, un’esplorazione pur in una forma sempre compatta e controllata del magma pulsionale e istintuale che proprio in quegli anni si riversò clamorosamente sulla scena dell’Occidente cambiandone i connotati (e, va detto, non sempre in meglio). Cinema dell’eros molto spesso in coppia con thanatos, di un freudismo se vogliamo semplificato ma efficamente piegato alle ragioni narrative e spettacolari di opere insieme autoriali e popolari, come dimostrano i buoni incassi di molti titoli della Cavani. Interno berlinese, del 1985, racconta l’amore di due donne senza gli sdilinquimenti e le svenevolezze ideologiche e politicamente corrette di questi ultimi anni, anzi con un che di nero, oscuro, maledetto, perché allora l’omosessualità maschile e femminile era ancora un teritorio avvolto dall’ombra, alonato di peccato e, ebbene sì, trasgressione. Quella vera, mica quella sintetica e plastificata cui assistiamo adesso. Siamo a Berlino, nel 1938, anno di nazismo trionfante. Louise, moglie di funzionario del Ministero degli esteri, cade innamorata, ricambiata, di Mitsuko, figlia dell’ambasciatore giapponese. Ma quando la loro storia rischia di trasformarsi in un clamoroso e pericoloso scandalo, il marito di Louise, Heinz, fino ad allora accondiscendente e oscuramente complice, cerca di separare le due donne. E intanto il regime accentua la sua paranoia omofobica, usando le accuse di omosessualià per far fuori avversari esterni e soprattutto interni. Ritorna il binomio nazismo e sessualità del Portiere di notte, e lo spettacolo di un erotismo sempre potenzialmnte rischioso e distruttivo. Certo, im tempi di correttismi come gli attuali sembrerà un film vetusto e irricevibile, unoggetto alieno. Eppure c’è più verità e intensità in Interno berlinese e in altre opere della Cavani che in certi affettati e predicatori compitini che oggi ci affliggono.

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