10 film stasera in tv (lunedì 8 ottobre 2018, tv in chiaro)

Il giardino delle vergini suicide

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Everest di Baltasar Kormákur, 20, ore 21,00.
Baarìa di Giuseppe Tornatore, Iris, ore 21,00.
Duello all’ultimo sangue di Raoul Walsh, Rai Movie, ore 21,10.
Western classico dell’anno 1953, con l’alto artigiano Raoul Walsh alla regia e il mascelluto Rock Hudson quale protagonista. Di quei film dimenticati in Italia e che poi ti ritrovi osannati come capolavori assoluti e pietre miliari del cinema sulle riviste francesi più chic e malmostose. Meglio darci un’occhiata.
La giuria, Cielo, ore 21,20.
A 007, Missione Goldfinger di Guy Hamilton, Tv8, ore 21,25.
Arriva un cavaliere libero e selvaggio di Alan J.Pakula, Rai Movie, ore 22,40.
Western nel 1978 di Pakula con al centro una donna, ed è per il genere un’innovazione radicale. Naturalmente a interpretarlo non poteva che essere la pasionaria di tutte le cause di quegli anni Jane Fonda. Che è Hella, pronta difendere a ogni costo e con ogni mezzo il suo ranch da un avido proprietario terriero (figura archetipica del western: vedi Il cavaliere della valle solitaria). Con James Caan e Jason Robards.
Angeli e demoni di Ron Howard, Tv8, ore 23,30.
Il giardino delle vergini suicide di Sofia Coppola, Iris, ore 0,21.
Foxfire – Ragazze cattive di Laurent Cantet, Rai Movie, ore 0,40.
La più bella serata della mia vita di Ettore Scola, Cine Sony, ore 1,05.
Dimenticato Ettore Scola del 1972, tratto da La panne di Friedrich Dürrenmatt, con un Alberto Sordi in uno dei suoi odiosi personaggi, affiancato da Michel Simon. Un farabutto milanese è in Svizzera a depositare un po’ di beni in qualche caveau, ma resta bloccato da un guasto alla macchina. Finisce a dormire in un sinistro albergo-castello dove una lugubre giuria di strani personaggi lo mette sotto processo per una vecchia colpa. Sembra una burla, un gioco cattivo, ma non sarà così. Durissimo, angoscioso. Ci voleva del coraggio a cucire addosso a una star piaciona e ruffiana la sua sua parte come Sordi un personaggio di tale carogneria e bassezza. Certo, si dovette adattare la cupezza di Dürrenmatt al codice burlesco e parodistico della commedia all’italiana, e non sempre l’operazione riesce. Il romanissimo Sordi è poi assolutamente non credibile come milanese. Ma il film resta un’escursione ardita oltre i soliti sentieri del cinema italiano di allora, e funziona anche l’ambiente, il décor, con quelle architetture e quei posti da fiaba nordica cattiva, da lugubre foresta nera, a contrasto con l’italica beceraggine del protagonista.

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