Film stasera in tv: ‘I figli della notte’ di Andrea De Sica (dom. 18 novembre 2018, tv in chiaro)

I figli della notte di Andrea De Sica, Rai 4, ore 23,08. Domenica 18 novembre 2018.

off_ifiglidellanotte_02-1I figli della notte, un film di Andrea De Sica. Con Vincenzo Crea, Ludovico Succio, Fabrizio Rongione, Yuliia Sobol, Luigi Bignone, Pietro Monfreda. Italia.
off_ifiglidellanotte_01Lanciato dal Torino Film Festival, diretto da un regista che di nome fa Andrea De Sica: ebbene sì, nipote del grande Vittorio. E I figli della notte non delude le attese. Un racconto di formazione con al centro due ragazzi reclusi in un collegio svizzero per figli delle élite. Qualcuno pagherà, qualcuno uscirà vincitore. Atmosfere minacciose e claustrofobiche rese benissimo, con qualche incursione nell’orrorifico tra Argento, Kubrick e Lynch. A latitare purtroppo sono lo storytelling e il ritmo. Ma in questo film c’è del buono. Voto tra il 6 e il 7

Andrea De Sica

Andrea De Sica

C’era parecchia attesa al Torino FF 2016 per I figli della notte, e non perché si trattasse dell’unico film italiano in concorso. Ma per l’identità e l’albero genealogico del regista. Che si chiama Andrea De Sica ed è, ebbene sì, nipote del grande Vittorio, figlio di suo figlio Manuel. Ci vuole coraggio a buttarsi nel mestiere di regista con una parentela così ingombrante, dunque massimo riapetto per ADS. E bisogna dire che il risultato è interessante, per niente deludente, anche se siamo lontani dall’opera-miracolo, dall’esordio da storia del cinema. Film borghese, di atmosfere eleganti e rarefatte e insieme torbide e malate, come si conviene a chi ha letto Thomas Mann e bene ha conosciuto dal di dentro certa borghesia intellettuale italiana. Vedendo l’imponente e minaccioso collegio svizzero per agiati rampolli che fa da location si pensa (oltre che ovviamente a La montagna incantata) a certi film italiani di vocazione metteleuropea come Quartetto Basileus di Fabio Carpi (però, please, non ditemi Youth di Sorrentino). Merce rara nel nostro cinema. Andrea De Sica ci porta all’interno di una di quelle istituzione dove fino a tempi recenti, e chissà se ancora oggi, si forgiavano attraverso una severa disciplina e un’impeccabile istruzione i figli delle élite. E dove si raddrizzavano e rimettevano in riga quegli stessi figli degeneri, ribelli, fanigottoni, devianti. Templi inaccessibili ai fuori casta, in qualche modo prigioni di lusso. Il film descrive molto bene la durezza dei giorni e la solitudine delle notti degli studenti adolescenti, la violenza del nonnismo, l’organizzazione perfetta e occhiuta da istituzione totale. Giulio, orfano di padre, è stato mandato lì da una madre troppo occupata a gestire un’azienda per poter seguire la sua educazione. Dovrà far subito i conti con i soprusi e la sopraffazioni dei veterani, e troverà un amico-alleato in Edoardo, genitori disuniti e perennemente lontani, un passato di disturbi psichici, una naturale, irridente propensione all’anticonformismo e all’anarchia. Alla maccchina perfetta e implacabile del collegio si contrappone la sfrenatezza del bordello oltre il bosco, in cui una notte Giulio e Edoardo riusciranno a infilarsi. Una ragazza russa farà innamorare Giulio, e le notti al bordello diventeranno un’abitudine, una compulsione. Mentre il film sembra virare sul fantastico orrorifico, facendoci penetrare in una soffitta abitata da misteriosi giovani ospiti, forse spettri, forse prigionieri, forse vittime di oscuri carnefici. E sono molte le analogie con il capolavorissimo argentiano Suspiria, quasi a fare di I figli della notte una sua versione maschile. Anche qui un collegio svizzero dove succedono strane cose, anche qui un’ala abitata da inquietanti presenze, anche qui insegnanti sinistri. Andrea De Sica è assai bravo nel mettere a punto un clima di minaccia soffocata e diffusa, gira con occhio sicuro e un’eleganza inconsueta dalle nostre parti. E quegli interminabili corridoi, quell’edificio poderoso circondata dalla neve e sovrastato da cieli eternamente grigi richiamano il Kubrick di Shining e il Lynch di Twin Peaks. Tanta roba davvero, per il cinema italiamo. Purtroppo lo storytelling non è all’altezza dello stile e della messinscena. E il ritmo è blandissimo, la tensione latitante. Per un’ora succede poco, quasi niente. Le scene al bordello sono tante, troppe, e inutilmente ripetitive. Lo stesso quelle all’interno del collegio. I figli della notte sembra una macchina celibe di smagliante bellezza ma incapace di produrre una narrazione appassionante, anzi una narrazione purchessia. E quando finalmente succede il qualcosa tanto atteso, è troppo tardi. Ma il finale è duro e glaciale al punto giusto e fa volare il film. Dopo la minaccia del disordine, l’ordine viene ristabilito. Qualcuno pagherà, qualcuno rinuncerà alla sue velleità ribellistiche per diventare un perfetto figlio ubbidiente. Un figlio del sistema, un nuovo padrone, come si sarebbe detto qualche decennio fa. De Sica azzecca anche gli interpreti. Vincenzo Crea, il ragazzo di nome Giulio, somiglia molto a uno Yaki Elkann giovane, ed è perfetto quale pallido prence altoborghese. Ludovico Succio è Edoardo, l’amico non conciliato (qualche allusione al rampollo di una nistra illustrissima casata?), era il ragazzo nel meraviglioso La Sapienza di Eugene Green, ed è un piacere ritrovarlo qui accanto a un altro attore di quel film, il dardenniano Fabrizio Rongione. Forse erano allucinazioni uditive, ma mi è sembrato che la voce al telefono della madre di Giulio fosse quella di Margherita Buy. O sbaglio? Scena memorabile: il ragazzo che canta a squarciagola nei corridoi del collegio in stile neomelodico Vivere. Son cose così che fan pensare che sia nato un autore.

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