Torino Film Festival 2019. ’53 Wars (53 Wojni)’ di Ewa Bukowska: recensione. Non un grande esordio del concorso

53 Wars (53 Wojni), un film di Ewa Bukowska. Polonia 2018. Concorso Torino 36. Voto 4
Il primo film che ho visto (al momento in cui scrivo, ore 11 di domenica 25 novembre, sono arrivato a quota 9) di questo Torino Film Festival arrivato all’edizione numero 36. Il primo, anche, del concorso lungometraggi.  E non è stato un bell’esordio. Pretenziosissima opera di una regista che possiamo imserire in quella nuova o seminuova onda polacca capitanata da Malgorzata Szumowska, autrice molto presente alle ultime Berlinali e vincitrice l’anno scorso di un Orso d’argento-Gran premio della giuria con Mug. Se ci sono in questo cinema collegamenti con gli illustrissimi nomi del passato nazionale, Wajda, Kieslowski, Zanussi, sono scarsamente evidenti. Se mai son più certi rimandi ai due grandi esuli Skolimowski e Polanski. Questo 53 guerre, nella follia in cui sprofonda la sua odiosa protagonista, sembra guardare parecchio al classicissimo Repulsion polanskiano senza averne l’intima necessità né tantomeno la carica sanamente disturbante. Siamo in una Varsavia intellettuale e antipatica tra fine anni Novanta e primissimi Duemila, assai cosmopolita molto lontana dai sovranismi e etnicismi della Polonia attuale ripiegata su di sé, eurofoba, xenofoba. Una coppia di giornalisti assai engagé – lui reporter di guerra sempre al fronte, lei giornalista pure d’assalto ma ormai reclusa in casa a far da mamma e moglie – scoppia. Ed è lei ovviamente, Bovary aggiornata alla fine del millennio, a scatenare la crisi. Una perennemente insoddisfatta signora, innamorata pazza del marito e terrorizzata di perderlo: causa una possibile altra donna o causa incidente professionale in zona di guerra. E però pure competitiva con lui, sempre con l’aria accusatoria e intimidatoria: ma perché tu fai un lavoro figo e a me tocca cucinare e badare ai bambini? Insomma indecisa a tutto e un po’ skizo, anelante all’autonomia ma emotivamente dipendente dall’uomo suo. Scenderà sempre più giù nell’ossessione, poi proprio nella follia. Girato con gran sussiego, montaggio assai sofisticato, inquadrature virtuosistiche sghembe, dal basso, dall’alto, dettagli che oscurano l’insieme e viceversa. U’esibizione muscolare registica da parte della director Ewa Bukowska, che però non riesce a farsi interessare, neanche per un momento, ai tormenti della protagonista e del suo consorte. Si parla di ogni disgrazia geopolitica possibile, Cecenia, Afghanistan, Bosnia, Congo ( e son difatti 53 le guerre, puntualmente elencate, cui lei ha giornalisticamente partecipato prima di ritirarsi in cucina), ma solo per mettere a fuoco l’ego smisurato di lui e di lei. A tratti terribile. Con una protagonista alienata sulla Vistola che non può non ricordare ai cinefili non più ragazzi la Monica Vitti di Deserto rosso, e con un che tra Cate Blanchett e Tilda Swinton e, suggerisce un mio perfido amico, Alba Rohrwacher. Però è un film di una regista donna, e dunque fa comodo averlo in concorso di questi tempi di metooismi (vedi le accuse a Barbera di aver messo in competizione per il Leone solo un film di donna, ed era The Nightingale, il peggiore di tutti).

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Una risposta a Torino Film Festival 2019. ’53 Wars (53 Wojni)’ di Ewa Bukowska: recensione. Non un grande esordio del concorso

  1. Stefano scrive:

    Grazie per la recensione!!!! Aspettiamo con trepidazione di sapere anche degli altri 8 che ha visto. Non vogliamo perderci eventuali filmoni se non capolavori. Ancora grazie saluti Stefano

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