Torino Film Festival 2018. Recensione: ‘The Front Runner’ di Jason Reitman. Il primo scandalo sessuale della politica americana

Hugh Jackman stars in Columbia Pictures’ THE FRONT RUNNER.

The Front Runner, un film di Jason Reitman. Con Hugh Jackman, Vera Farmiga, J.K. Simmons. Sezione Festa Mobile. Voto tra il 6 e il 7

Hugh Jackman stars in Columbia Pictures’ THE FRONT RUNNER.

Il film che ha ufficialmente inaugurato questo Torino Film Festival. Cronaca, scene e qualche retroscena, e qualche libera interpretazione dei fatti pur nel sostanziale rispetto di quanto accadde, dello scandalo sessuale che indusse Gary Hart a ritirarsi dalle primarie democratiche del 1987. Primarie dov’era il front runner, il favorito per la candidatura del partito, già da molti pronosticato prossimo presidente degli Stati Uniti (invece nel novembre 1988 a prevalere sarà il repubblicano Gorge Bush: padre, non junior). Venuto dall’Oregon, America profonda e non metropolitana, pieno Ovest con il mito della frontiera ancora impresso e vivo, Gary Hart, 44 anni, uomo assai piacente (però Hugh Jackman che lo interpreta ha qualche anno di più e si vede), è uno di quei replicanti di John Kennedy – bella mascella, mascolinità certa, ciuffone perfetto e un filo phonato – che gli americani hanno ossessivamente cercato per decenni dopo la scomparsa dell’originale. Per dire la persistenza del mito di Camelot e del suo sovrano-presidente. Piace, Hart, soprattutto (ma non solo) alla parte femminile dell’elettorato con la sua virilità. Quando si presenta alle primarie ha già alle spalle una crisi coniugale arrivata alle soglie del divorzio e chiacchierate relazioni adulterine. Scoppierà lo scandalo quando la sua storia con la bionda Donna Rice, ragazza di Miami conosciuta sullo yacht di un supporter, verrà portata a galla da un quotidiano della Florida. E il front runner Hart dovrà ritirarsi dala corsa. Il film ricostruisce meticolosamente qanto accadde secondo i modi del cinema politico americano sulle elezioni, dunque spin doctors, riunioni dello staff a discutere le strategie, sondaggi, interviste, il lato pubblico e privato sapeintemente alternati, e si pensa al classicisissimo Tutti gli uomini del re di Robert Rossen, a Il candidato di Michael Ritchie. La peculiarità del film di Jason Reitman sta nei suoi toni pacati, nell’astensione da ogni sguaiataggine gentista e populista, testimoniando con equilibrio quello che fu se non il primo certo fu uno dei primi casi di uomini politici travolti dalle loro intemperanze sessuali (il padre di tutti gli scandali è forse il caso Profumo, Inghilterra anni Sessanta). Possiamo anzi considerare Gary Hart una delle prime vittime del furore dell’antipolitica, del moralismo di massa contro ‘ le élite corrotte’: un punto di svolta, e The Front Runner ha il merito di ricordarcelo. Jason Reitman (Tra le nuvole, Juno) ci risparmia ogni retorica, non glorifica la funzione della stampa ella sua (presunta) missione di disvelamento della verità. Lo scoop di un giornale di Miami non dei maggiori, il primo grazie a un’informazione a mettersi sulle tracce del’adulterino Hart, viene mostrato e smontato per quello che è, sensazionalismo e scandalismo, altro che controinformazione e diritto della mase a sapere. Son parecchie le domande che il fim si fa e ci pone: la sfera privata di un politico dev’essere digiunta dalla sua figura pubblica? E l’ansia parossistica di sapere, della trasparenza assoluta, è davvero un valore da difendere? Non si salva nessuno in questo film, vizi e virtù sono equamente distribuiti tra tutti gli attori del dramma e pure psicodramma sociopolitico. E nessuno viene moralisticamente condannato e additato alla gogna. Un film assai civile, assai educato, assai utile, assai riflessivo, ma che forse per questa sua misura non ha scaldato né il pubblico né i critici qui a Torino. E se è per questo neanche in America, dove The Front Runner arranca a qualche settimana dall’uscita con incassi deludenti.

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