Il film imperdibile stasera in tv: CLASH di Mohamed Diab (lunedì 10 dicembre 2018, tv in chiaro)

Clash (Eshtebak), Cielo, ore 21,25. Lunedì 10 dicembre 2018.
Quando mai capita di vedere un film egiziano in prime time sulle nostre tv? Già solo per questo Clash – titolo originale in arabo Eshtebak –  è da non perdere: lo programma sorprendentemente Cielo in un nuovo ciclo dedicato al cinema d’autore/engagé, forse varato per emendarsi dai tanti erotici, specie anni Settanta, con cui vengono farciti abitualmente i suoi palinsesti. Clash non è un film qualsiasi. Il suo regista Mohamed Diab, 40 anni giusti, ha un solido currriculum da esibire, compresa la partecipazione come sceneggiatore al maggior successo del cinema egiziano degli ultimi decenni, El Gezira/L’isola, anno 2007. Con Clash ha raggiunto la consacrazione internazionale grazie al festival di Cannes 2016 che lo ha scelto come titolo di apertura della sua sezione seconda Un certain regard. Da lì successivi passaggi in vari festival, compreso quello di Torino nello stesso anno, e però che io sappia mai l’uscita nelle sale italiane. La messa in onda di stasera contribuisce benché tardivamente a farlo conoscere al pubblico meno pigro e più curioso, quello che di fronte all’etichetta film egiziano non si spaventa e non scappa. Anche perché signori miei questo Clash è cosa importante davvero, andando a raccontare in forma abilmente drammatizzata e fictionale uno snodo centrale della storia recente dell’Egitto, il coup d’état del luglio 2013 da parte dell’esercito e del generale Al Sisi contro il presidente Mohamed Morsi appartenente ai Fratelli Musulmani, vincitore delle elezioni indette dopo la svolta imposta dai moti di piazza Tahrir del 2011. Ma anche presidente assai discusso, Morsi, per il non impeccabile tasso di democrazia mostrato nei suoi otto mesi al potere, un periodo segnato da ripetuti tentativi di imporre allo stato una gabbia confessional-religiosa ispirata alla legge islamica. Il regista Mohamed Diab descrive quel luglio 2013, decisivo non solo per l’Egitto e per il mondo arabo ma per gli equilibri mondiali tutti, immaginando che in un cellulare di polizia vengano stipate una ventina di persone arrestate nelle strade in fiamme durante gli scontri tra pro Morsi e anti Morsi che accompagnarono il colpo di stato di Al Sisi. Tra loro un giornalista e il suo fotografo. E quel cellulare, diretto verso una prigione certo non confortevole, diventa il microcosmo perfetto in cui si rispecchiano e si coagulano chimicamente tutte le contraddizioni di un paese lacerato. I laicisti contro i sostenitori dei Fratelli Musulmani, al punto che i due gruppi all’interno del cellulare vengono divisi per impedire tra loro uno scontro sanguinoso. Un quadro assai istruttivo e allarmante, un film che spiega letteralmente dal di dentro l’Egitto, e il mondo arabo degli ultimi anni, molto più di qualsiasi inchiesta giornalistica. Film pochissimo amato dalla critica più chic (i nostri giovani recensori del web se ricordo bene l’hanno perlopiù detestato), ma assai ben scritto, girato, diretto, interpretato. Diab riesce nella difficile impresa di tenerci avvinti con un pugno di personaggi stretti in un interno chiuso, anzi blindato, comunicandocene tutte le tensioni e le claustrofobie, non diversamente da quanto aveva fatto l’israeliano Samuel Maoz con il suo Lebabon concentrando l’azione drammatica dentro un carrarmato. Un film di ottimo mestiere – sarà per questo che a tanta critica non è piaciuto? –  che ce la fa, nel mentre ci apre una finestra sulle turbolenze di un mondo a noi assai vicino benché rimosso e dimenticato dalle cronache, a diventare narrazione pulsante. Assolutamente da vedere. Ricordo che a Cannes ci fu chi accusò Diab di aver girato un film allineato con il regime (ma quale? quello di Morsi o di Al Sisi?): a me francamente non parve proprio.

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Una risposta a Il film imperdibile stasera in tv: CLASH di Mohamed Diab (lunedì 10 dicembre 2018, tv in chiaro)

  1. wakamatsukoji scrive:

    Visto, veramente bello. E siccome non è un film schierato da nessuna parte, nè da una nè dall’altra, ovvio che la critica non lo ami

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