Il film imperdibile stasera in tv: DUE GIORNI, UNA NOTTE dei fratelli Dardenne (ven. 18 gennaio 2019, tv in chiaro)

Due giorni, una notte, un film di Luc e Jean Pierre Dardenne. Tv 2000, ore 21,10. Venerdì 18 gennaio 2019.
355097Due giorni, una notte (Deux jours, une nuit) di Jean-Pierre e Luc Dardenne. Con Marion Cotillard, Fabrizio Rongione, Olivier Gourmet, Pili Groyne.
3e520722154cdf02cbc91fc9872435f3Tornano i Dardenne, e ancora una volta con un film grande. Che tocca il punto sensibile dell’Europa di oggi, il lavoro a rischio. L’azienda di Sandra fa una proposta ai dipendenti: se accettate il taglio di un posto di lavoro avrete un bonus di mille euro a testa. E la vittima designata è Sandra. Farà in un weekend il giro dei colleghi per convincerli a rinunciare ai soldi e votare perché lei resti. Idea narrativa straordinaria, che permette ai Dardenne di costruire una storia avvincente come un thriller e di veicolare con la massima efficacia quanto ci vogliono dire. E Marion Cotillard quale proletaria è perfetta. Voto 8 e mezzo
346503Il più bel film dei Dardenne da parecchi anni in qua, meglio dei pur bellissimi Il ragazzo con la bicicletta e Il matrimonio di Lorna. Due giorni, una notte è di quelle cose che resteranno, per la capacità di centrare con precisione chirurgica e assoluta lucidità il problema di tutti i problemi di questo presente, di questa Europa, ovverossia il lavoro, la fatica di trovarlo quando non lo si ha, la paura di perderlo quando lo si ha, la crisi economica, la sua squassante ricaduta sulla vita, i corpi, le menti della gente. Film troppo didascalico? troppo a tesi? Ma vogliamo scherzare? I Dardenne non son mica dei rozzi agit prop, non son mica figli del cinema politico a una dimensione e dal pensiero unico. Le loro idee ce le hanno e ce le comunicano chiare e forti, ma sono bravi, molto bravi, nel genere sono i migliori di tutti. Per la semplice (anzi complessa) ragione che i Dardenne Brothers sono dei meravigliosi storyteller, dei narratori sublimi che sanno come arpionare lo spettatore, non mollarlo più, coinvolgerlo e interessarlo al loro, ebbene sì, messaggio. Cosa che li distingue dalla massa sterminata di cineasti giovani e meno giovani che li copiano e al loro magistero chiaramente si rifanno (a ogni festival si vedono almeno cinque o sei film à la Dardenne). Chi abbia sperimentato in questi anni in un modo o nell’altro l’estromissione dal lavoro non può non riconoscersi nella protagonista di Deux jours, une nuit e stare dalla sua parte, al di là delle proprie appartenenze ideologiche e politiche. L’azienda di pannelli solari in cui lavora Sandra è in crisi causa delocalizzazione e concorrenza asiatica e deve ristrutturare, ridurre i costi, tagliare. Ai suoi dipendenti, meno di venti, fa una proposta. Se accetteranno il licenziamento di uno di loro, gli altri riceveranno un bonus di mille euro a testa. La vittima designata è Sandra. Si vota, non segretamente, e la maggioranza decide per il bonus. Ma lei, spinta da una collega e dal marito, impugna la chiamiamola così sentenza, chiede che sia rifatta la votazione per indebita intromissione del capo, e che sia rifatta segretamente. Sta per scattare il weekend. Il nuovo scrutinio sarà il lunedì. Le restano due giorni e una notte per contattare i colleghi e convincere la maggioranza di loro a rinunciare al bonus. Sandra, reduce da una brutta depressione (ed è il motivo per cui si è deciso di tagliare proprio lei, ritenendola meno produttiva), non vorrebbe combattere quella battaglia, ma il marito la incita, e comincia così il giro delle telefonate, gli incontri con i colleghi. Idea narrativa straordinaria, che ci incolla allo schermo, ansiosi come siamo di vedere se la caccia al voto della protagonista avrà successo, se lei salverà la pelle in quel giorno del giudizio, dell’ordalia. Uno schema drammaturgico collaudato, che ricorda da vicino quello di La parola ai giurati di Sidney Lumet dove un probo cittadino cercava di convincere i colleghi giurati, uno dopo l’altro, dell’innocenza di un ragazzo accusato di omicidio e votare per la sua assoluzione. La progressione narativa è la stessa, con Marion Cotillard/Sandra nel ruolo che in quel film era di Henry Fonda. Deux jours, une nuit è straordinario per la tensione, e per come mette di fronte tutti gli interpellati a una scelta morale. Svelando quel che del resto già si sapeva molto bene, che la solidarietà (di classe, si sarebbe detta un tempo) non è per niente scontata ed è un bene oggi sempre più deperibile. Che quando il pericolo incombe, la tentazione si sopravvivere sbranando il proprio simile è forte. Ci sono colleghi che non esitano ad appoggiare Sandra, ma c’è chi non si fa trovare, si nega al telefono, punta a intascare i mille euro anche per futili motivi, ci sono mogli che vorrebbero stare dalla parte di Sandra ma i mariti glielo impediscono, ci sono mariti pronti a rinunciare ai soldi ma mogli iene che quegli euro li vogliono, eccome. Il viaggio della protagonista scopre pezzi di varia umanità e disumanità, componendo un ritratto di allarmante esattezza antropologica, attraversando un mondo piccolissimo-borghese di minimo benessere sotto minaccia, in una semiperiferia che è ogni periferia d’Europa. Alla fine ci si commuove. Film importante. Se il capolavoro è solo sfiorato non è, come ho sentito da qualcuno, per schematismo o manicheismo, è semmai per una certa meccanicità e ripetitività nella narrazione e nelle situazioni, anche se i Dardenne son bravi a ogni nuovo incontro di Sandra a inserire varianti e sfumature su quello che resta inevitabilmente sempre lo stesso tema. Marion Cotillard è assolutamente credibile nella parte della proletaria angosciata, depressa, dimessa, avvilita. Gran prova, per una star come lei. Con due attori-feticcio dei Dardenne, Olivier Gourmet (è il capo fetente) e Fabrizio Rongione (il marito di Sandra).

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