Berlinale 2019. Recensione: A TALE OF THREE SISTERS, un film di Emin Alper. Tre sorelle in Anatolia

A Tale of Three Sisters/Kiz Kardeșler (Racconto di tre sorelle) di Emin Alper. Con Cemre Ebüzziya, Ece Yüksel, Helin Kandemir, Kayhan Açıkgöz, Müfit Kayacan . Competition.
Ruhan, Nurhan, Havva e il loro burbero padre vedovo. Sono state o stanno per andare a servizio in città da un potente. Ruhan dalla città è tornata incinta, poi data in matrimonio di copertura a un pastore povero, bello e ingenuo. Tutte le tensioni sopite esploderann. E l’innocente pagherà. Melodramma profondo-anatolico con strane derive nella commedia e nel surreal-magico. Un mix che il pur talentuoso regista non riesce sempre a governare. Voto 7-
Il turco Emin Alper lo si era incontrato a Venezia 2015 con il bellissimo Abluka (Frenzy), dramma di fratelli e di politica in una Istanbul periferica e degradata che segnalò il suo fiammeggiante talento. Confermato da questo suo nuovo racconto di famiglia, anche se meno riuscito del precedente. Stavolta siamo nell’Anatolia profondissima e montana, vite pastorali e disagiatee, un villaggio separato dalla nevedal resto del mondo. Tre sorelle, di 20, 16 e 13 anni, un padre burbero ma in fondo benevolo. Le prime due sono state in città a servizio di un potente locale, la terza sta per andarci. La prima, e la più affascinante, se n’è tornata in montagna incinta, sposata dal pare in un matrimonio di copertura a un povero pastore bello quanto poco sveglio. Titolo cechoviano, a richiamare l’asfittica vita di villaggio e il sogno della fuga altrove, ma anche titolo di una parabola che il padre racconta alle figlie accanto, ça va sans dire, al fuoco. Scoppieranno tutte le contraddiziooni e le tensioni nascoste allorquando arriverà in visita il potente, finché l’innocente pagherà. Anzim a pagare saranno due gli innocenti. Un film crudele pur nella sua apparente, conciliante arcadia, dove i torti sono equamente distribuiti tra uomini e donne, un melodramma rustico e selvatico con però, come nel precedente film di Alper, incursioni nella commedia e strane, incongrue derive surreali, oniriche, magiche. Miscela difficile, che stavolta il regista non riesce a governare pienamente. Ed è il limite di un film peraltro assai bello. Da rivedere fuori festival.

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