Berlinale 2019. Recensione: I WAS AT HOME, BUT (Ero a casa, ma), un film di Angela Schanelec. Amleto a Berlino

Ich War Zuhause, aber/I Was at Home, but di Angela Schanelec. Con Maren Eggert, Jakob Lassalle, Clara Möller, Franz Rogowski, Lilith Stangenberg. Competition.
Film impervio, ostico, perfino respingente. Raggelato in una sorta di Nuova Oggettività assai tedesca, assai berlinese, a osservare una donna di nome Astrid che ha da poco perso il marito. Con due figli inquieti che non riesce a seguire. Intanto a scuola i ragazzi mettono in scena Amleto. Chi è Astrid, è forse la traditrice Gertrude? E il figlio Phillip è Amleto? Voto 6 e mezzo
Esponente – come la Maren Ade di Toni Erdmann, come il Christian Petzold di Transit – della Scuola di Berlino, Angela Schanelec è cineasta austera e appartata (di suo prima di questo avevo visto solo un film a Locarno, The Dreamed Path), fedele a un’idea di cinema aristocratica, senza concessioni alla comunicabilità. Ne esce questo Ero a casa, ma, un film che non fa niente per farsi benvolere, dunque da sostenere a prescindere in questi tempi di piacionismi e corse ad accaparrarsi l’applauso. Ritratto da vicino di una donna di nome Astrid che ha perso il marito da poco, con due figli, un adolescente inquieto sparito da casa per qualche giorno e poi rientrato senza fornire spiegazioni, e una ragazzina. Come ritrovare la felicità familiare perduta, sempre che quella felicità sia mai esistita? Astrid è una non conciliata con sé e il mondo, è aspra e intrattabile, anche con gli incolpevoli figli. Schanelec osserva, accosta frammenti di vita, non giudica, rappresenta gelidamente in una sorta di Neue Sachligkeit rivisitata questa implosione di famiglia. Intanto a scuola i ragazzi mettono in scena l’Amleto. Che sia questa la chiave che la regista ci offre per entrare nel suo enigmatico film? Astrid (che ‘tradisce’ il marito morto con un istruttore di tennis) è forse Gertrude, il figlio Phillip è forse Amleto? Ma se è così perché mai quell’inizio incongruo di miti asini e altri animali, perché quella sottotrama di una complicata storia d’amore che niente c’entra con la famiglia di Astrid (con il divo del cinema autoriale tedesco Franz Rogowski, adesso nelle sale italiane con il bellissimo Un valzer tra gli scaffali, relegato in un ruolo di scarne battute)? L’Amleto oggi, a Berlino, è solo una lettura tra le tante possibili di questo impossibile, raggelato, ma fascinoso film che rischia di crescere con il tempo.

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