Berlinale 2019. Recensione: MR. JONES di Agnieszka Holland. Film mediocre, grande storia

Mr. Jones di Agnieszka Holland. Con James Norton, Vanessa Kirby, Peter Sarsgaard, Joseph Mawle, Fenella Woolgar. Competition.
Storia del giornalista-ragazzo Gareth Jones che nel 1933 riuscì a entrare in Unione Sovietica e documentare la carestia indotta da Stalin in Ucraina (milioni di morti). Una pagina nera del Novecento non così conosciuta, e silenziata per decenni. Un film senza qualità cinematografica, ma con il merito enorme di ricordarci una storia rimossa. Voto 6

Non mi piace il cinema di Agnieszka Holland, così esplicito, greve e declamatorio anche quando non ce ne sarebbe bisogno (vedi il suo Spoor), ma devo ammettere che questo film merita di essere visto: nonostante una messinscena finto-sfarzosa nei modi del biopic di destinazione televisiva, nonostante grossolanità inammissibili in un film perbene da festival (quell’orgia nella Mosca stalianiana ad uso dei corrotti e collusi corrispondenti occidentali ed expat, con tanto di siringhe di morfina a disposizione, è un caso esemplare di kitsch cinematografico; vogliamo poi parlare della tentata seduzione del protagonista da parte di un ballerino russo discinto e serpentesco?). Se Mr. Jones è mediocre-pessimo nella sua forma, è invece molto, molto interessante per quanto racconta (sì, lo so che non si possono disgiungere i due aspetti, ma io disgiungo). Per come ricostruisce un pezzo di storia se non dimenticato certo assai trascurato del Novecento, la carestia indotta da Stalin in Ucraina per estirpare le ultime resistenze dei mugiki e imporre la rivoluzione ai esidui riluttanti nazionalisti. Gli storici parlano di milioni di morti, un crimine spaventoso (si requisivano la carne e il grano ai contadini affamandoli) eppure perlopiù silenziato, specie dalle nostre parti. Anno 1933, regna a Mosca il nuovo zar Josef S. Un giovane reporter gallese di nome Gareth Jones, uno stringer, un indipendente, ne tenta di ogni – compreso falsificare una lettera di accredito firmata dal premier britannico Lloyd George – per raggiungere la Russia sovietizzata e mettere a segno lo scoop degli scoop, un’intervista a Stalin. Lui che era riuscito tempo prima a strapparne una a Hitler, intuendo come l’uomo avrebbe presto devastato l’Europa (e Jones lancia l’allarme, inascoltato). Ma a Mosca non ce la farà mai a entrare al Kremlino, riuscirà invece a mettere le mani sugli appunti di un collega e amico misteriosmente ammazzato, si presume dagli sgherri del tiranno. Jones capisce che l’ucciso stava indagando sulla questione scottante della carestia in Ucraina, e sulla scorta di quegli appunti raggiunge in treno la zona del disastro. Il film non tace niente, mostrandoci perfino scene di cannibalismo. E restituisce piuttosto bene il plumbeo clima di delazione di quel tempo infami, e il milieu dei giornalisti occidentali a Mosca, poche teste pensanti e autonome, molti i collusi con il regime. In testa Duranty, potentissimo corrispondente del New York Times, uomo corrotto di molte entrature alla corte di Stalin. Insomma, grande storia. E per una volta chiudiamo gli occhi sul lavoro pesante da ferramenta della Holland e concentriamoci sulle traversie del povero Gareth Jones e sul suo coraggio. Certo che nel film il New York Times non ci fa una bella figura, visto che dopo le denunce di Jones sulle carestia apparse sui giornali di Hearst pubblicò un vergognoso articolo-velina pro-regime sovietico del suo uomo a Mosca accusando il freelance gallese di aver falsificato la realtà. Il film conferma quanto già si sapeva, e però mai come in questo caso repetita juvant: furono molte le intelligenze euro-americane a sostenere in quegli anni il despota Stalin, a lasciarsi ipnotizzare dalle sue imprese e garantirgli ottima stampa. Vergogna.
Nota: la morte di milioni di persone per carestia indotta è stato chiamato in Ucraina Holodomor.  Tra i libri su questo olocausto per fame Red Famine. Stalin’s War on Ukraine di una storica americana assai rispettabile e accreditata, Anne Applebaum. Sul libro, un articolo di Paola Peduzzi del Foglio.

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