Film stasera in tv: IL DIVO di Paolo Sorrentino (mart. 26 marzo 2019, tv in chiaro)

Il divo, Rai Movie, ore 21,10. Martedì 26 marzo 2019.18951294
5313_gal1Film che ha affermato definitivamente Paolo Sorrentino come uno degli autori migliori del nostro cinema di oggi. Successo, anche se di nicchia, in tutto il mondo (è stato pure nominato a un Oscar tecnico, non scordiamocelo, quello per il miglior make-up). Si prende la leggenda nera di Giulio Andreotti e la si mette in cinema assecondando tutte le peggiori e più diffuse paranoie che vorrebbero il Divo Giulio responsabile di ogni misfatto e disgrazia accaduti in questo paese negli ultimi 50 anni, comprese le eruzioni dell’Etna e le esondazioni del Po. Poi, siccome il nostro è notoriamente uomo di chiesa e di Vaticano, lo si dileggia come bigotto, ipocrita, falso e bacchettone, pronto a farsi il segno del croce e nello stesso tempo a stringere patti demoniaci con la mafia. Abbastanza manicheo e risibile (la finezza dell’analisi politica è pari a quella di un urlatissimo talk alla Santoro, cioè prossima allo zero). Però Sorrentino stravince per lo stile, per il suo tocco espressionista, grottesco, barocco, deformante come poche volte s’è visto nel nostro cinema (sì, un po’ di Germi, di Elio Petri e, se vogliamo debordare nella letteratura, di Gadda) e costruisce una fosca galleria di mascheroni del sottobosco politico che non si dimentica, capitanata da lui, l’elusivo, inafferrabile Andreotti. Ma è memorabile anche il Paolo Cirino Pomicino danzereccio. Il Divo è un Toni Servillo in preda al furore mimetico, in una performance che è un po’ Zelig (inteso come Woody Allen), un po’ Gian Maria Volontè e Alighiero Noschese e molto Bagaglino. Il presunto grande satana Andreotti si lasciò sfuggire nei suoi ultimi anni di vita di essersi sentito molto ferito dal film, lui che pure era corazzato d’acciaio e aduso a ben più dure prove, lui che aveva sempre molto amato il cinema (una relazione lunga e feconda che portò anche a una fondamentale riforma del nostro sistema-cinema firmata da Andreotti, come emerge nei due film intervista girati con lui da Tatti Sanguineti).

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