Il film imperdibile stasera in tv: ANASTASIA (giov. 28 marzo 2019, tv in chiaro)

Anastasia, un film di Anatole Litvak, Tv 2000, ore 21,05. Giovedì 28 marzo 2019.
Anastasia (1956)Che il mito dei Romanoff, a quasi 101 anni dall’esecuzione dello Zar Nicola II e della sua famiglia per opera dei bolscevichi a Ekaterinenburg, sia ancora ben viva lo dimostra la serie tv Amazon I Romanoff. Nella quale si sono messe in scena storie e vite di nostri contemporanei convinti di discendere dalla dinastia che a lungo dominò la Russia. Una fiction che rinfresca una delle più diffuse e resistenti fantasie collettive del secolo scorso (le fake news mica son cosa di oggi) secondo la quale al massacro di Ekaterinnburg del 17 luglio 1918 sarebbe in realtà sopravvissuta una delle figlie di Nicola e Alessandra, Anastasia, poi riparata sotto falso nome in Occidente. Ed è a quella storia creduta vera da folle di europei e americani nonostante le smentite degli storici, che si ispira questo film al cui centro ritroviano Ingrid Bergman, attrice tra le più grandi della storia del cinema, e non si esagera. Donna, anche, di coraggio e dalle molte stagioni professionali ed esistenziali, e spesso le due dimensioni in lei coincisero, come quando si buttò nel post-neorealismo italiano e mollò Holywood per amore di Roberto Rossellini. Con le felici conseguenze che sappiamo, film come Stromboli, Viaggio in Italia e Europa ’51, mica poco.Anastasia, del 1956, marca uno dei tanti punti di svolta della sua carriera, il ritorno a Hollywood dopo la parentesi euro-rosselliniana. Ritorno accolto con l’allegrezza e la pompa con cui si festeggia il figliol prodigo, gran successo al box office e per lei il secondo Oscar come migliore attrice protagonista dopo quello per Angoscia. Ma Anastasia non è solo un vehicle per il rientro hollywoodiano della Bergman, è anche uno di quei melodrammi anni Cinquanta a uso di un pubblico popolare e in prevalenza femminile che il cinema americano sapeva produrre quasi serialmente, e sempre a livelli più che dignitosi. Stavolta, prendendo spunto da una pièce, si gira intorno a uno dei grandi tormentoni della stampa popolare della prima metà del Novecento, la presunta sopravvivenza di una delle figlie dello zar Nicola II, la principessa Anastasia, alla strage bolsceviva della sua famiglia. Un fantasma, uno spettro che da quel momento non ha mai smesso di aggirarsi per l’Europa, accendendo le speranza revanchiste dei tanti legittimisti russi della diaspora, alimentando apparizioni in serie di signore e signorine autoproclamantesi la sopravissuta Anastasia. A una di loro, Anna Anderson, cui i rotocalchi negli anni Cinquanta dedicavano pagine su pagine, si ispira questo film di Anatole Litvak, uno dei tanti registi della grande emigrazione da centro ed est Europa verso la capitale del cinema americano. Parigi, fine anni Venti. Una giovane donna di nome Anna, sofferente di amnesie, viene avvicinata da un generale russo in esilio perché reciti la parte di Anastasia di fronte al mondo. L’obiettivo è quello di mettere le mani sul patrimonio dei Romanoff custodito in una banca inglese. La ragazza dimostra subito di essere all’altezza del ruolo, anzi, sulla base di frammenti man mano riaffioranti dalla sua memoria, comincia a credere di essere davvero la figlia dello zar. Presentata alla Granduchessa, autorità suprema della comunità russa fuggita dalla rivoluzione, verrà da lei riconosciuta come la vera Anastasia. Segue un intrigo in cui amore e avidità si mescoleranno inestricabilmente, e in cui, à la Pirandello, saremo costretti a interrogarci sulla ambigua identità della protagonista: simulatrice o principessa rediviva? Con Ingrid Bergman c’è Yul Brinner, sempre a suo agio nelle storie russe. Helen Hayes è la Granduchessa, in un numero da non perdere.

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