Recensione: BENTORNATO PRESIDENTE, un film di Giancarlo Fontana e Giuseppe G. Stasi. L’uomo qualunque al governo

  1. Bentornato Presidente di Giancarlo Fontana e Giuseppe G. Stasi. Con Claudio Bisio, Sarah Felberbaum, Pietro Sermonti, Paolo Calabresi, Massimo Popolizio.
    Torna il Candido degli alpeggi, il pescatore di trote Giuseppe Garibaldi che in Benvenuto Presidente avevamo visto assurgere incredibilmente alla massima carica dello Stato. Adesso però non va al Quirinale, ma a Palazzo Chigi come presidente del consiglio fantoccio manovrato da due lenze di vicepresidenti (ogni allusione è voluta). Solo che il burattino si ribellerà. Prima parte assai godibile ove si satireggia l’attuale mesto teatrino della politica italiana, seconda parte orrenda, quando si pretende di farci la lezioncina su come risolvere i guai dell’Italia. E Bentornato Presidente affoga nello sciocchezzaio da bar. Voto (facendo la media tra la prima e la seconda parte): 4 e mezzo
    Ritorna Giuseppe Garibaldi (solo omonimo), il riluttante presidente della Repubblica eletto per caso nel precedente Benvenuto Presidente. Non al Quirinale stavolta, ma a Palazzo Chigi. Torna adesso, in questa disgraziata Italia. Torna per affiancare al governo due leader di partiti diversi costretti alla coabitazione, visibilmente ispirati al Truce urlante e twittante ‘fuori gli stranieri’ e al ragazzo di pochi studi e grandi sorrisi a denti bianchissimi. Mentre un litigioso simil-Pd dai mille leaderini e dai mille complotti interni (sembra il Trono di spade) non riesce neanche a fare opposizione da tanto sta malmesso. Insomma i rimandi al reale d’oggidì sono copiosi in Bentornato Presidente, in un gioco cattivo e grottesco al punto giusto, e pure assai divertente.
    I due uomini forti del governo devono trovare qualcuno che faccia il presidente del consiglio, che ci metta la faccia, ed ecco che si richiama dalle sue valli montane il pescatore di trote, il Candido degli alpeggi, insomma il Garibaldi Giuseppe. Tanto, pensano i due diabolici che più che del governo si occupano dei follower su Instagram, lo si potrà manovrare come un burattino. Ovviamente non andrà secondo i loro piani. Anche perché l’uomo del Quirinale grigiocrinito dietro l’apparente vaghezza nasconde una mente acuminata e adusa a ogni sofisticheria (democristiana?) di palazzo.
    Questa prima parte di satira rozza ma robusta fa ridere parecchio. E il racconto à clef funziona. Siamo un metro, anche due, sopra la media della commedia italica per come si mettono alla berlina i vizi e i vezzi della nostra attuale élite politica, il mesto teatrino dei parvenu a Palazzo. I guai però incominciano nella seconda parte di Bentornato Presidente, pessima, ideologica, inattendibile, che dissipa dissennatamente il capitale accumulato nella prima. Possibile che gli sperimentati sceneggiatori riescano a inanellare tante banalità da bar? Va bene che il cinema non dev’essere un tratto di politica né tantomeno di economia macro o micro, ma sant’Iddio un argine all’inverosimile va messo. Ecco che il Garibaldi decide di mettere a posto i conti del paese varando una legge che stanghi, con tanto di galera ‘come si fa in America’, gli evasori. Ma davvero si pensa che basti quello per risolvere il nostro deficit pubblico? Magari. Come se quella della lotta all’evasione quale panacea miracolistica non fosse una fòla che amiamo tanto raccontarci per non guardare in faccia il problema vero e tragico, quello della spesa illimitata che nessuno si decide a tagliare (leggere questo pezzo dell’Istituto Bruno Leoni, please). Ma in Bentornato Presidente ci tocca vedere anche di peggio, quando si adombra una sorta di Spectre speculativa che fa alzare e abbassare lo spread italico onde guadagnarci sopra. Perché qui signori si va sul peggio complottismo, oltre che sulla più crassa ignoranza dei minimi meccanismi di funzionamento dell’economia. E grazie a Dio che non si tira in ballo Soros: almeno questo orrore ci viene risparmiato. Peccato, occasionissima sprecata. Prima parte godibile, seconda orribile. Facendo la media, voto 4 e mezzo. Claudio Bisio legnoso, Sarah Felberbaum bellissima. A Pietro Sermonti tocca fare il gay incapricciatosi di Bisio: ma chi ci crede, suvvia. Però la coppia registica Giancarlo Fontana e Giuseppe G. Stasi gira con gran disinvoltura giovanottesca, altro che la solita mdp dalla grammatica elementare di tanto nostra cinema. Si vede che si sono formati su Youtube. Anche troppo si vede.
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