Cinema stasera in tv: STORIE PAZZESCHE (dom. 7 aprile 2019, tv in chiaro)

Storie pazzesche, Rai 5, ore 23,00. Domenica 7 aprile 2019.
d19f87aec9f3e306f15a584cb981aa42Storie pazzesche (Relatos Salvajes), un film di Damian Szifron. Con Ricardo Darín, Leonardo Sbaraglia, Oscar Martinez, Erica Rivas, Julieta Zylberberg, Dario Grandinetti. sp_6_20141111_1498462577Quando l’han presentato a Cannes 2014 nessuno sapeva niente del suo regista, un argentino prodotto dai fratelli Almodovar. E niente ci si aspettava da questo Relatos salvajes, un comico-grottesco a episodi. Invece è stato la sorpresa di quel festival. Storie cattivissime, dark, atrabiliari, atrocemente divertenti, per mostrare come nel fondo di noi ci sia sempre una bestia selvaggia: basta scatenarla. Diretto discendente di I mostri di Risi. Voto 8
sp_10_20141111_1483882892sp_30_20141111_1586906740Damian Szifron chi? Quando s’è visto il suo nome nella lista dei registi ammessi in concorso a Cannes 2014 c’è stato lo sconcerto generale. Ma chi è mai questo signore che viene dall’Argentina e che, anche se prodotto dai fratelli Almodóvar, non l’ha mai sentito nessuno? E come avrà fatto a essere incluso nella lineup del festival più importante ed esclusivo del mondo? Bene, Szifron a Cannes 2014 non ha poi deluso per niente, anzi gran divertimento e risate, anche se con retrogusto amarissimo, per il suo Relatos Salvajes. Szifron ha dichiarato che la sua ispirazione son state le Amazing Stories prodotte per la tv da Spielberg e New York Stories di Coppola, Allen, Scorsese. A me è parso invece che i veri antenati e modelli ispiratori siano gli italiani, italianissimi Mostri di Dino Risi e il successivo I nuovi mostri. Più un qualcosa del Marco Ferreri più dark e atrabiliare, quello della collaborazione con lo spagnolo Rafael Azcona. Relatos Salvajes fin dal titolo ci vuol far intendere che sotto la scorza dell’uomo civilizzato e educato si nascondo sempre la bestia pronta a tirar fuori le zanne, basta che le circostanze le diano modo di manifestarsi. Un film a tesi. Un film-teorema, in cui i singoli episodi, da quelli iniziali più brevi e con la struttura veloce dello sketch-barzelletta a quelli più complessi e stratificati, fungono da dimostrazione. Film per niente anarchico come la sua violenza e carica distruttiva lascerebbe intendere, ma costruito con un visione ingegneristica, ed è questa sua struttura assai chiusa se mai il suo limite. Perché, per il resto, le storie sono benissimo scritte e molto, molto divertenti, la regia ha una sua autonomia, non è solo pedissequa illustrazione del racconto, ma si incarica di creare visioni, immagini, incubi che potenzino la già forte carica della drammaturgia. Con pure un uso elegante della macchina da presa (vedi certe carrellate molto autoriali). S’è visto raramente negli ultimi anni un grottesco realizzato con tale consapevolezza stilistica, e bisogna risalire al miglior Terry Gilliam (e, please, non parlatemi di Delikatessen, che è tutt’altra roba).
Le storie. Un tizio considerato sfigatissimo e perdente da tutti quelli che l’han conosciuto e dalle donne che non l’hanno voluto, riunisce nemici e detrattori per la sua vendetta tremenda vendetta. Sulla strade argentine che portano laggiù verso la Patagonia un duello tra una macchina fighetta guidata da un fighetto e un catorcio su ruote guidato da un bruto si risolverà in uno scontro finale alla Mad Max. Ma i due episodi che fan grande il film sono quelli della famiglia ricca che copre il proprio figlio pirata della strada pagando un poveraccio che si prenda la colpa dell’incidente (succedeva anche in Le tre scimmie del turco Nuri Bilge Ceylan, il regista di C’era una volta in Anatolia), e lì siamo in puro Risi-Monicelli, e soprattutto l’ultima storia, la più lunga e dalla costruzione più complessa. Alla sua festa di matrimonio (di un matrimonio che da qualche dettaglio a me è parso ebraico) la sposa si rende conto che tra gli invitati c’è l’amante del marito, e da lì comincia la sua vendetta, in un’escalation di distruzione che ricorda i più devastanti slapstick. Si comincia col poco, si finisce nella catastrofe generale. Ma con parecchi risvolti sorprendenti e un finale che davvero non ti aspetti. Signore e signori, è nato un autore che, anche se non lo sa o non lo vuole ammettere, è parente dei nostri Risi, Monicelli, Ferreri, Germi. Intanto, da quella proiezione a Cannes il film ne ha fatta di strada, circolando in tutto il mondo e incassando parecchi premi, pure in America.

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