Film stasera in tv: TRUMAN – Un vero amico è per sempre (ven. 3 maggio 2019, tv in chiaro)

Truman – Un vero amico è per sempre, un film di Cesc Gay, Rai 3, ore 21,10. Venerdì 3 maggio 2019.
Qualcuno avrà visto un film uscito un paio di mesi (non proprio un successo travolgente al botteghino) con la coppia Marco Giallini-Vaerio Mastandrea dal titolo Domani è un altro giorno. Prodotto discreto e più che fruibile, se non fosse per la stretta calata romanesca, anzi per il mumble-mumble romanesco di Giallini incomprensibile al di là del raccordo anulare (e io abito abbondantemente, assai abbondantemente, oltre). Ebbene, altro non era, non è, che il remake italiano fedelissimo di un film del 2015, questo Truman in onda stasera su Rai 3, una produzione spagnola che ha fatto tremare il boxoffice dei paesi di lingua castigliana incassando anche una pioggia di Goya, gli Oscar iberici. Meglio chiarire subito: l’originale è enormemente superiore alla pallida seppur dignitosa copia di casa nostra, benché  gli autori italiani abbiano effettuato quasi un ricalco shot for shot (a dimostrazione che certe storie se gli cambi aria e clima, se le esporti lonano dall’humus in cui son cresciute, languono). Gran commedia questo Truman, o meglio dramedy, dove  sorrisi e malinconie e anche tragedie si mescolano in parti non uguali. Perché alla fine prevale l’amaro, pur in assenza di melodrammi e ricatti larmoyant. La scommessa, anzi la sfida degli autori (Tomás Aragay sceneggiatore, Cesc Gay regista), era quella di immettere in un film mainstream, di massima accessibilità e appeal per le masse, il tema più duro e meno trattabile, quello della malattia terminale e della morte. Sì, Truman parla nei toni lievi della commedia ma sempre con fermezza e ammirevole stoicismo di questi temi tabuizzati e ormai impossibili a dirsi, e la scommessa è stata ampiamente vinta.
Due amici, interpretati da due pesi massimi del cinema che parla spagnolo, Ricardo Darín (totem del cinema argentino) e il già almodovariano Javier Camara. Julian (Darín), tipo solitario e dal carattere puntuto e egolatrico, già sciupafemmine di successo, riceve la visita inaspettata del vecchio amico Tomas tornato per lui dal Canada dove vive e lavora da anni. Saranno scintille, soprattutto da parte di Julian, e solo l’infinita pazienza e l’affetto mai venuto meno consentiranno a Tomas di sopportare in quei pochi giorni del loro ritrovarsi gli umori e i malumori dell’amico, le sue impennate narcisistiche, certi suoi inspiegabili comportamenti. Fino a che eromperà la verità: Julian è malato. Uno di quei rari film che riescono a reggersi in  acrobatico equilibrio tra i registri opposti del sorriso e della commozione, senza mai schiantarsi al suolo o implodere. Certo, un film orgogliosamente medio e per tutti, ma scritto con non comuni abilità e sensibilità e senza trivialità, e soprattutto con due interpreti meravigliosi. Da vedere. Truman è il nome di un cane cui tocca un ruolo non secondario nella narrazione. Sottotitolo italiano tremendo che, abbinato al poster fuorviante, lascia pensare che si tratti di una banalissima storia di uomo e cane e cane migliore amico dell’uomo. Ma si può?

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