Il film imperdibile stasera in tv: STONEWALL di Roland Emmerich (lun. 24 giugno 2019, tv in chiaro)

Stonewall, un film di Roland Emmerich. Cielo, ore 23,05, lunedì 24 giugno 2019.
In onda su Cielo il film che ricostruisce (e celebra) gli eventi che 50 anni fa – erano il 28 e il 29 giugno 1969 – portarono alla fondazione del Gay Liberation Front americano.

” STONEWALL ”
Photo by Philippe Bosse

” STONEWALL “
Photo by Philippe Bosse

Incredibile. Uno dei registi più pop, e pure trash, in circolazione come il tedesco-naturalizzato-americano Roland Emmerich dà il suo contributo alla causa LGBTQI andando a ricostruire con questo suo film del 2015 nientedimeno che il mito di fondazione del nuovo gaysmo. Vale a dire gli scontri di strada e di marciapiede che opposero il 27 giugno 1969 una folla di omosessuali incazzatissimi e stanchi di subirne di ogni (retate, arresti, denunce, malversazioni) alle forze di polizia, quelle in divisa e quelle senza: succedeva a New York in Christopher Street, Greenwich Village, con epicentro il locale gay friendly Stonewall Inn. Fatti subito entrati nella leggenda e presto promossi dalla popolazione omosessuale americana a inizio di una nuova era, quella dei diritti e dell’orgoglio. Ora, che sia stato Emmerich, il regista di pietre miliari del cinema muscolar-machista come I nuovi eroi con Jean-Claud Van Damme, Stargate e Independence Day lascia stupefatti. Meno se si pensa che Emmerich è omosessuale dichiarato, benché il suo cinema si sia sempre discostato da quello di autori gay come Gus Van Sant e Todd Haynes. Eppure sta qui il lato parecchio interessante del personaggio Emmerich: che un omosessuale pratichi un cinema apertamente virilista e formalmente-visivamente impuro: anche, se vogliamo, di virilità caricaturali e eccessive, un cinema eroicistico dove la performance fisica e il suprematismo muscolare sono centrali, dominanti. E viene da pensare all’altra omosessualità – assai rimossa e certo sconveniente agli occhi dei militanti rivoluzionari dei vari Gay Liberation Front -, quella della complicità e solidarietà tra maschi, dell’esaltazione virile che ha trovato inquietanti declinazioni nel Novecento a destra, e in una destra estrema (rimando sul tema a questa mia recensione). Comunque, tutti sbalorditi quando Roland Emmerich si mise al lavoro per Stonewall, così anomalo rispetto ai suoi precedenti. Il film si è rivelato all’uscita un sanguinoso insuccesso, eppure se lo si guarda senza pregiudizi e dimenticando nome e cognome del suo regista, non lo si può che apprezzare. L’epopea di Stonewall e del Greenwich viene ricostruita fictionalmente, ma con fedele adesione allo sfondo ambientale e storico, attraverso le vicende di un protagonista giovane e belloccio che approda a New York dopo essere stato travolto al puritano paesello natio da uno scandalo – ovviamente una storia gay con un compagno di scuola (quella dell’adolescente bullizzato costretto a emigrare tutto solo è figura consolidata dell’immaginario e pure del martirologio gay: ricordate Smalltown Boy dei Bronski Beat?). Danny l’ingenuo – ma non gli ci vorrò molto a trasformarsi in scafatissimo animale metropolitano – finisce in una comune di omosessuali e transgender con tutte le bizzarrie e chiassosità e estremismi fiammeggianti del caso. Oltretutto qui siamo ancora negli anni Sessanta selvaggi, maleducati e burini, mica negli anni nostri di omosessualità slavate, carinissime e frequentatrici di salotti bon ton. Lo sguardo del regista su quel mondo lontano e ormai preistorico è affettuoso e complice, la scena omosessual-militante nascente è benissimo restituita, mentre Danny si fa tutto il suo percorso di formazione tra amori e desideri complicati e non ricambiati, finché scatterà la cosa giusta. Chiaro che la sua traiettoria finirà con l’intrecciarsi con quella della comunità gay tutta, ansiosa di scrollarsi di dosso le vecchie paure e subalternità, e saranno gli scontri epici di Stonewall. Emmerich, rude regista di cinema ultrapop, porta il suo fare cinema rozzo ma diretto, sincero, onesto in un recinto tematico troppo spesso affrontato con la compunzione degli snob e l’indignazione dei militanti, e vince la sua scommessa (anche se poi perde clamorosamente al box office). Un bel film punito dal pubblico forse per la sua indomabile selvaggeria, per il suo rifiuto a vendere il cliché accomodante del buon omosessuale matrimoniato che tanto piace oggi. Attori poco conosciuti (a parte Jonathan Rhys Meyers), ma bravi e credibili. Tra due giorni, 28 giugno, saranni 50 anni da Stonewall.

” STONEWALL “
Photo by Philippe Bosse

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