Il film imperdibile stasera in tv: DARK NIGHT di Tim Sutton (sab. 29 giugno 2019, tv in chiaro)

Dark Night, Rai 4, ore 23,04. Sabato 29 giugno 2019.
Impassibile ricostruzione-riscrittura-reimmaginazione di uno dei più enigmatici fatti di sangue partoriti dall’America profonda e patologica in questa decade, l’irruzione armata di un ragazzo di nome James Holmes in un cinema di Aurora, Colorado, dove si stava per proiettare Il cavaliere oscuro – Il ritorno di Christopher Nolan. Holmes aprì il fuoco, le vittime furono dodici. Era il 2012 e l’America si ritrovò a interrogarsi su una strage ancora più insensata di altre simili. Perché Holmes aveva colpito? E perché un cinema come bersaglio? Un film del 2016 presentato in quell’anno alla sezione Orizzonti di Venezia che molto piacque alla critica meno paludata, definitiva prova di maturità di un regista ultraindipendente, Tim Sutton, di cui si era visto qualche anno prima a Torino l’assai interessante Pavilion, di molto debitore al cinema di Gus Van Sant. Anche qui, seguendo il magistero del Van Sant alto e inquietante dei ragazzi perduti, quello di Elephant e Paranoid Park, Sutton osserva, segue il male nel suo farsi e addensarsi minacciosamente senza apparente partecipazione emotiva. Registrando. Constatando. Astenendosi da ogni analisi e spiegazione. Scomponendo in un montaggio cubista la giornata che in una piccola qualsiasi città degli Stati Uniti precede il massacro. Scene tra loro apparentemente irrelate, corpuscoli di eventi, pesonaggi isolati che solo alla fine si ricomporranno e confluiranno nell’affresco dell’orrore e del sangue. Un film che nella sua glacialità quasi hanekiana comunica come pochi altri hanno saputo fare l’insensatezza, il vuoto, la deriva anomica della nostra società liquida, l’inesplicabilità e perfino la casuale capricciosità del male. Forse Tim Sutton ci lancia un indizio, quando chiama Dark Night il suo film sul massacro durante la proiezione di Dark Knight. Notti e cavalieri oscuri, come a chiedersi, a chiederci: quali sono le sottili connessioni tra schermo e vita? quanto l’immaginario filmico è in grado di plasmare il reale?

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