Il film imperdibile stasera in tv: A TEMPO PIENO di Laurent Cantet (ven. 5 luglio 2019, tv in chiaro)

A tempo pieno, Tv 2000, ore 21,09. Venerdì 5 luglio 2019.
Del 2001, firmato dal Laurent Cantet che avrebbe vinto qualche anno dopo a Cannes con La classe, A tempo pieno resta a molti anni di distanza un fondamentale, imprescindibile film sul lavoro. Sul lavoro nuovo, postmoderno, liquido del Terzo Millennio, il lavoro che svanisce, si precarizza, si vaporizzxa e volatilizza, che da fondamento di un’esistenza e di un’identità (e di un’economia familiare) si fa friabile terricccio, sabbia mobile in cui tutto spofonda, ogni certezza sull’oggi e il futuro, ogni autostima e percezione di sé stessi. Emanuele De Nicola ha appena pubblicato un libro (finalmente un libro sul cinema di cui si sentiva il bisogno), La dissolvenza del lavoro, sui film che questa epcale trasformazione del lavoro l’hanno affrontata e messa a tema, e ovviamente non poteva che esserci una collocazione di rilievo per A tempo pieno. Che è sì storia finzionale ma fortissimamente ispirata a un caso di cronaca che qualche anno prima aveva sconvolto la Francia, quello del padre di famiglia Jean-Claude Romand il quale per 18 anni aveva finto di ricoprire un prestigioso incarico presso l’Organizzazione mondiale della sanità. Incarico per cui in realtà non aveva i titoli e le competenze necessari. Fino al tragicissimo finale. L’uomo e il suo lavoro, il lavoro come status e evidenziatore della propria identità, del proprio essere nel mondo. La mancanza del lavoro rielaborata come colpa, sconfitta, abiezione morale, disastro sociale, impresentabilità. La vita e la caduta di Romand ispireranno a Emmanuel Carrère uno dei suoi libri più famosi, L’avversario, dal quale poi Nicole Garcia trarrà un film. Mentre Laurent Cantet prende di quei fatti e di quell’uomo il nucleo ossessivo-mentale, l’impossibilità di sostenere davanti al mondo il proprio non essere nel circuito socialmente necessario del lavoro, il proprio esserne escluso, raccontandoci di Vincent, anche lui sposato e padre che, dopo aver perso il suo incarico di consulente finanziario, non se la sente di confessarlo alla moglie e si inventa un lavoro che non c’è, una vita falsa e parallela. Un racconto che si inserisce (anche) nella tradizione narrativa dei grandi simuatori e mentitori, con l’enorme differenza e novità rispetto al passato che qui la colpa insostenibile, il peccato da nascondere a ogni costo, è di essere un non occupato. Da vedere e rivedere, perché mai film fu più profetico, anche nel mostrare la corrosione su psiche e equilibri familiari e relazionali di un licenziamento. Con Auréliane Recoing e Karin Viard. In A tempo pieno è già in atto il sodalizio tra Cantet e il suo cosceneggiatore Robin Campillo. Quel Robin Campillo che poi avrebbe firmato come regista in proprio due film importanti quali Eastern Boys e il più celebre 120 battiti al minuto (lo abbiamo anche visto il maggio scorso a Cannes nella giuria che ha premiato Parasite di Bong Jooh-ho).

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