Il film imperdibile stasera in tv: I GIORNI CONTATI di Elio Petri (sab. 20 luglio 2019, tv in chiaro)

I giorni contati di Elio Petri (1962). Rai Storia, ore 21,10, sabato 20 luglio 2019.
Quando si dedicherà finalmente una retrospettiva a Elio Petri? A indagare soprattutto l’Elio Petri quasi del tutto ignoto alle nuove e seminuove generazioni cinefile (dei non cinefili non è neanche il caso di dire), quello che precede l’esplosione planetaria di Un cittadino al di sopra di ogni sospetto: fase di costruzione di un autore in cui ritroviamo il distopico La decima vittima, A ciascuno il suo (seminale mafia-movie da Sciascia) e questo I giorni contati. Film del 1962, dunque nel pieno di quell’âge d’or del cinema italiano che non possiamo non rimpiangere e che produceva capolavori di conclamati maestri e di esordienti o semiesordienti. Categoria in cui rientra Elio Petri, qui al suo secondo lungo dopo il già strepitoso L’assassino. Girato in quel bianco e nero che siglava il nostro cinema d’autore del tempo (inimmaginabili La dolce vita o Otto e mezzo a colori, per dire). E girato con consapevolezza – rara a Cinecittà – del nuovo che arrivava da Parigi, della Nouvelle Vague. Immediatismo, immersione mimetica nel reale, scioltezza nell’uso della mdp. Che Elio Petri sguinzaglia in ambienti di tardo neorealismo a seguire-stalkerizzare un idraulico, anzi uno stagnaro romano (il leggendario Salvo Randone, attore-feticcio di Petri, qui nella sua massima interpretazione grande schermo), deciso a prendersi una vacanza dalla propria vita, a sospendere la routine. Cesare ha 53 anni (secondo i parametri biosociali e antropologici di allora – fatti propri dal film – un vecchio decrepito sull’orlo del trapasso), è in preda a un’oscura insoddisfazione-alienazione: che eplode quando, vedendo sul tram un coetaneo colpito da infarto, capisce che i giorni sono, possono essere, contati. E allora decide di dire basta al lavoro e di concedersi la libertà, che non ha mai avuto, di abbandonarsi al flusso dell’esistenza. Si darà a futilità e piccoli lussi mai provati prima, vagherà per Roma, scoprirà ambienti mai sfiorati, ritroverà amori e amanti. Ma la sua è una partita a scacchi – non si possono ritrovare i giorni perduti e la resa dei conti incombe – che curiosamente ricorda quella del Settimo sigillo di Bergman (e di più non dico), film cui I giorni contati è segretamente affine anche per una certa propensione alla distorsione espressionista da parte di Elio Petri. Sceneggiatura, oltre che di Petri, di Tonino Guerra e Carlo Romano. Nel cast Lando Buzzanca, Regina Bianchi, Paolo Ferrari, Vittorio Caprioli, Franco Sportelli. La carica innovativa del film sta anche nel mostrarci un uomo del popolo fuori dai cliché di tanto nostro cinema neorealista e postrealista, un uomo macerato, frantumato da dubbi e tormenti e lacerazioni fino a quel momenti attribuiti solo a personaggi borghesi. L’alienazione, sembra dirci I giorni contati, è di tutti.

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