Film stasera in tv: IL VIAGGIO DI FANNY (dom. 21 luglio 2019, tv in chiaro)

Il viaggio di Fanny di Lola Doillon (2016), Canale 5, ore 21,20. Domenica 21 luglio 2019.
Essere un bambino ebreo nella Francia del 1943 occupata dai tedeschi (e in quella non direttamente occupata, ma sotto il regime collaborazionista di Vichy). Diretto dalla figlia maggiore di Jacques Doillon, Lola, Il viaggio di Fanny mette in cinema il memoir di Fanny Ben-Ami, ragazzina di famiglia israelita affidata in quel tempo infame dai genitori disperati e perseguitati a un convitto sulle Alpi retto da una coraggiosa signora. I bambini ebrei lì raccolti vengono protetti, assumono un nome di copertura, vengono fatti passare per studenti in saubre vacanza montana, mentre intorno il clima si fa sempre più minaaccioso. Francesi che reoistono ai tedeschi, ma anche, francesi, molti, che appoggiano l’occuoante e danno il loro contributo alle razzie antiebraiche denunciando, tradendo. Un quadro di desolazione morale, una capitolazione dello spirito francese, una vergogna per molto tempo rimossai, rievocata poi al cinema negli anni Sessanta e Settanta del Novecento dal coraggioso docu Le chagrin et la pitié di Marcel Ophüls (figlio di Max) che scoperchiò le molte infamie collaborazioniste nazionali e da due memorabli film di Louis Malle, Arrivederci, ragazzi e l’inquietante Lacombe Lucien. Il viaggio di Fanny non è all’altezza di quei lontani (capo)lavori, è solo un diligente racconto con qualche scvolata sentimentalista delle avventure e disavventure di Fanny, della sua lotta per non cadere nelle mani dei redeschi, ma ha il merito di ricordare a tutti quell’orrore, ricostruendolo con delicatezza attraverso lo sguardo infantile dei suoi protagonisti. Quando anche il convitto diventa un posto a rischio, la direttrice (Cécile de France) tenta l’ultima disperata mossa per salvare i ragazzi: farli passare in Svizzera attraverso la non lontana frontiera. Ma da un certo punto in avanti i ragazzini dovranno fare da soli. Fanny, le sue due sorelle e gli altri compagni affronteranno quella marcia che a ogni villaggio, in ogni casa sulla montagna puà nascondere il nemico. O un traditore. Di quei film che non entrano nemmeno nei radar della giovane critica gerrigliera e titt’al più sbrigativamente recensiti dalla critica istituzionale peché di fattura troppo media e qualunque, privi di gesti cinematograficamente audaci. Ma ci sono film in cui quello che viene raccontato è tutto e che vanno visti per questo. Ed è il caso del Viaggio di Fanny.

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