Il film imperdibile stasera in tv: GIULIETTA DEGLI SPIRITI di Federico Fellini (giov. 1 agosto 2019, tv in chiaro)

Giulietta degli spiriti, Canale 5, ore 0,05. Giovedì 1 agosto 2019.
Allora – correva l’anno 1965 – fu un tonfo inspiegabile, il primo nella carrera fino a quel momento gloriosa e senza inciampi di Federico Fellini. Come potè accadere? Fellini veniva da capolavori come La dolce vita e soprattutto Otto e mezzo, ovvero due tra le cose più influenti che si siano mai realizzate al cinema (ancora oggi legioni di registi copiano Otto e mezzo, mi vengono in mente il giapponese Sho Miyake di Playback visto a qualche Locarno fa o il Charlie Kaufman di Synecdoche, New York. O, ancora, il bellissimo In The Last Day of The Ciy dell’egiziano Tamer El Said). Ci dev’essere una misteriosa, sotterranea legge di compensazione. Ma Giulietta degli spiriti può anche essere visto come il punto di passaggio al fellinismo, cioè a un cinema che si autoriferisce, si autocita, si alimenta di sè, nasce e si conclude al proprio interno trasformando le proprie peculiarità, i propri segni identitari e distintivi in vezzi, deformazioni, eccessi autoparodistici. Fellini incomincia a prendere troppo sul serio certe visioni e letture e divulgazioni junghiane, certe escursioni nell’oltre-(e nel para-)psichico, si interroga sul sogno, l’incubo, la visione, su quanto realtà e delirio siano contigui. Giulietta ne è un manifesto teorico. Una signora borghese, di quella borghesia perbene e veterocattolica così italiana così romana, è a un punto di crisi, esattamente come il Guido di Otto e mezzo. Il marito la tradisce, lei comincia a perdere i suoi equilibri, le sue paure e i suoi fantasmi sembrano materializzarsi, danzare intorno a lei. La madre, la sorella, la vicina, ognuna di loro incarna una possibiloe scelta di vita e una pulsione psichica. L’amore, il sesso, la religione, la vita, il richiamo della morte. La borghesuccia Giulietta è fastornata e la sua mente partorisce visioni. Non aiuta Giulietta Masina nel ruolo principale, vezzosa e manieratissima, già la sciura ammodo così lontana da Gelsomina e Cabiria che vedremo di lì a qualche anno in sceneggiati televisivi assai medi come Camilla. Con Sandra Milo, Caterina Boratto, Valentina Cortese ( e ci si chede come mai abbia girat con Fellini solo questi film, lei così naturalmente felliniana), Sylva Koscina (e fu strombazzatissima la sua ripulitura d’immagine attraverso questo film, che non avrebbe però prodotto una svolta nella sua carriera), Mario Pisu. Il primo lungometraggio di Fellini a colori dopo l’episodio di Boccaccio ’70. Mirabolanti costumi di Piero Gherardi.

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