Locarno Festival 2019. Recensione: BERGMÁL (Echo), un film di Rúnar Rúnarsson. L’Islanda in 56 short stories

Bergmál (Echo) di Rúnar Rúnarsson. Concorso internazionale.
L’Islanda tra Natale e Capodanno raccontata-mostrata in 56 micro episodi. Un formato narrativo non così solito per un film per altri versi assai tradizionale, genere bien fait-veccho cinema d’essai. Molto piaciuto a pubblico e stampa. Potrebbe vincere qualcosa. Voto 6
Assai apprezzato, il più apprezzato tra i film del concorso, dal pubblico bon ton, anche dai critici che rifuggono da sperimentalismi e estremismi e restano affezionati al cinema bien fait (difatti, lungo applauso alla fine del press screening). Un film da sala d’essai di vent’anni fa e anche di più, da vetusto cieforum con commenti e dibattiti incorporati, dove su ogni inquadratura ti sembra di vedere la dicitura ‘sono un film di qualità’. Al confronto degli altri in corsa per il pardo (vogliamo parlare dell’indonesiano? o dello spagnolo anzi galiziano?) Bergmál – titolo originale islandese – sembra un reperto archeologico, una reliquia di quando signora mia si andava a Milano al President la domenica pomeriggio. Eppure, nonostante sia così old fashioned o proprio per quello, potrebbe vincere un premio, magari il massimo se gli equilibri geopolitici in giuria gli girassero a favore.
Bergmál-Echo è un altro prodotto di quel cinema islandese non più così periferico, anzi ormai solida macchina da festival in grado di piazzare i propri titoli da Cannes a Venezia passando per Locarno e Berlino. Progetto ambizioso, che aspira a farsi ritratto dell’Islanda oggi, affresco di una nazione, indagine sul carattere nazionale in forma di short stories. Nessun asse narrativo principale, solo microracconti – sia va da qualche decina di secondi a qualche minuto di durata – che si susseguono e via via si accumulano, ognuno autoconcluso. Nientre trame che si intrecciano, personaggi che ritornano da una traccia all’altra secondo per intenderci il modello altmaniano (e se ci sono personaggi ricorrenti io non me sono accorto, sorry). Disegni, schizzi allineati. 56 in tutto (mica li ho contati, lo ha detto il regista in un’intervista). All’inizio si resta un attimo spiazzati – ed è l’unica sorpresa indotta da un film per altri versi tradizionalissimo -, poi afferrato il meccanismo narrativo visione agevole come poche altre in questo Locarno. Tutto si svolge tra vigilia di Natale e Capodanno, anche se Echo non è uno dei soliti film natalizi. Un’infinità di personaggi, interni domestici, esterni notte e giorno. Chiese, uffici, ospedali, cimiteri. Tutti gli ambienti in cui possano svolgersi, nascere e chiudersi delle vite. Ricchi e poveri (ma ci sono poveri in Islanda? sì, e sono gli immigrati; un episodio riguarda una chiesa evangelica messa a disposizione dei rifugiati sgombrata dalla polizia tra le proteste del pastore e dei fedeli). Famiglie soddisfatte, famiglie complicate, uomini e donne al lavoro, tossici in via di recupero, Natali in solitudine e Natali collettivi. Nessuna storia, nessuna faccia particolarmente rilevante. Tutto assai virtuoso e corretto, in un film di osservazione sociale senza troppa acredine, anche se non mancano passaggi sferzanti o grotteschi. Guardi, non ti annoi, ma dopo qualche gorno hai dimenticato tutto (così almeno è capitato a me). Cinema senza azzardi che non ce la faccio ad amare, sorry, pur riconoscendone il mestiere e la civiltà e un tono elegantemente borghese e trattenuto. Che dopo tanti miserabilismi non dà fastidio, anzi. Solo che il prezzo è quello dell’insignificanza. Poi Echo magari vince il pardo e io dovrà cospargermi il capo di cenere. Già, ma quale Islanda viene mai fuori? Mediamente felice e mediamente infelice. Grazie a Dio almeno Rúnar Rúnarsson ci risparmia i cliché sul paese nordico affluente-ma-depresso-con-alti- tassi-di-alcolismo-e-suicidi, ed è già qualcosa.

Questa voce è stata pubblicata in cinema, Container, Dai festival, festival, film, recensioni e contrassegnata con , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.