Torna stasera in tv GLORIA (Una notte d’estate) di John Cassavetes – sab. 24 agosto 2019, tv in chiaro

Gloria (Una notte d’estate) di John Cassavetes (1980), con Gena Rowlands. La7d, ore 23,35, sabato 24 agosto 2019.
Non capita spesso, anzi mai, che passi in tv, quindi occasione da non perdere. Anche perché si tratta di un gran film di quell’enorme regista che si chiama John Cassavetes – il suo immediatismo, la sua capacità di immergersi con la mdp nella vita nel suo farsi ha imprintato generazioni di filmmaker successivi, in un magistero che non si spegne. Forse non il suo film maggiore, di sicuro il suo più fortunato commercialmente e amato dal pubblico, ma anche assai premiato: Leone d’oro a Venezia 1980 ex aequo con Atlantic City di Louis Malle, in una Mostra che ricominciava e ritrovava il suo rango se ricordo bene con Carlo Lizzani dopo l’autolesionistica sospensione degli anni Settanta. A seguire quel Leone, infinite candidature e riconoscimenti soprattutto per la protagonista Gena Rowlands. Perché il film è lei, Gloria è lei. Omaggio e regalo di Cassavetes alla moglie-musa nonché alleata di tante battaglie indipendenti contro il sistema-cinema che ha voluto lui più come attore (Quella sporca dozzina, Rosemary’s Baby) che come autore.
Gloria ha cinquant’anni e qualcosa di più (allora pesavano e contavano, oggi son numeri da ragazzi), un passato di cantante-danseuse in locali si immagina non così immacolati, un presente con accidentata liaison con un malavitoso. Succede che i suoi vicini – siamo nel Bronx -, inimicatisi certi gangster e da quelli mincciati – le affidino il figlioletto per proteggerlo dai persecutori. Che puntualmente si faranno vivi. E a Gloria non resterà che impugnare le armi e trascinarsi via quel ragazzino che pure non le stava neanche simpatico e difenderlo. Sarà fuga per le strade e le città dei due, mentre, come in La morte corre sul fiume di Charles Laughton, l’ombra dei malvagi si allunga sull’innocente. Trionfo di Gena Rowlans. Trionfo di una femminilità giustamente aggressiva e armata perché quando si tratta di vita o di morte vale tutto. Un carattere che dilata in climi noir e maneggiando una pistola quell’amore materno assoluto e ferino – benché qui in forma traslata – che Anna Magnani, cui Rowlands chiaramente si rifà, ha più volte incarnato, da Bellissima a Mamma Roma. E nella tigre Gloria, a tutto disposta per salvare il piccolo, ritroviamo anche un’altra mamma combattente del cinema italiano, la Sofia Loren della Ciociara. Sicché Gloria è anche l’irruzione dell’anima mediterranea, e dell’arcaico mediterraneo, nel cinema americano, sono i caratteri bigger than life delle tragedie classiche che per mezzo del greco Cassavetes si assestano e trovano qui una configurazione nell’immaginario Usa. Un film e un personagio diventati seminali, archetipi più e più volte replicati e imitati. Dall’omonimo Gloria di Sidney Lumet con Sharon Stone allo Julia di Erik Zonca con Tilda Swinton. Non ci resta che (ri)vederlo.

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