Film stasera in tv: Quentin Tarantino presenta L’AMANTE PERDUTA di Jacques Demy (giov. 19 sett. 2019, tv in chiaro)

Per il ciclo “Tarantino: Hollywood 1969” il regista introduce con Kim Morgan L’amante perduta (Model Shop), un film di Jacques Demy, 1969. Rai Movie, ore 21:10, giovedì 19 settembre 2019.
Continua lo tsunami televisivo Tarantino, ovviamente in sincrono con l’uscita del suo C’era una volta… a Hollywood (ieri, primo giorno di proiezione, oltre 800mila euro al box office, un debutto sontuoso). Proprio stasera Iris manda in onda in successione e a celebrazione del Maestro Bastardi senza gloria (ore 21:17) e Grindhouse – A prova di morte (ore 0:31). Mentre prosegue su Rai Movie la maratone degli 8 film sulla Hollywood anni Sessanta presentata dallo stesso Tarantino con la scrittrice e storica del cinema Kim Morgan. Oggi, sempre alle 21:10, tocca a un capolavoro nascosto e negletto di Jacques Demy, L’amante perduta (orrendo titolo italiano di Model Shop). Sì, il maestro di quei modelli di leggerezza, malinconia e grazia che sono Les parapluies de Cherbourg e Les desmoiselles de Rochefort. Model Shop è il suo primo film americano: lo gira a Los Angeles sulla scia del successo immenso anche negli Usa dei Parapluies, successo non oscurato nemmeno dal flop delle Desmoiselles. Cambia la lingua, cambia lo sfondo, ma Demy resta sé stesso, continuando a raccontare in California le sue storie come trasognate, di un sogno sempre tradito e corroso e negato dalla realtà, storie di amori, illusioni, inganni. Perché Tarantino lo abbia scelto lo sapremo stasera (le sue introduzioni le si può rivedere su RaiPlay), certo è che un cinema della levità e circoscritto allo stretto umano come quello di Demy sembra all’opposto della polposa muscolarità del regista di C’era una volta… a Hollywood, del suo barocchismo teso a saturare lo schermo, della sua insaziabilità di autore-catalogatore di archetipi filmici. Ma credo che ancora una volta Tarantino riuscirà a convincerci, a plagiarci?, a piegare e ridurre a sé stesso perfino Demy con la sua abilità affabulatoria pari a quella di metteur-en-scène.
Fu un disastro al box office, Model Shop/L’amante perduta. Agnès Varda, che seguì Demy nell’avventura californiana e che da quell’esperienza trasse memorabili film come quello sulle Black Panthers, ricorda come Model Shop fosse stato mandato al massacro nei cinema in double bill con film di genere. Con il tempo però sarebbe stato rivalutato e riabilitato come un capolavoro nascosto, tanto da essere incluso nella lista, stilata dopo un sondaggio tra i critici internazionali dal magazine inglese Sight & Sound, dei 75 film più sottovalutati e negletti di sempre (l’unico italiano presente è Europa 51 di Roberto Rossellini).
Jacques Demy intreccia la sua storia con parecchie autocitazioni, riprendendo la protagonista del suo precedente e meraviglioso Lola donna di vita, anche qui interpretata da Anouk Aimée (che da sola merita la visione). Lola che adesso si è tasferita in California lavorando come modella in uno strano, equivoco shop dove moltitudini di ragazze sono a disposizione per farsi fotografare nelle pose sexy che i clienti desiderano. Una forma mascherata di prostituzione. Cécile, questo il vero nome di Lola, si presta a quel lavoro per poter mantenere il figlio rimasto in Francia. Ed è lei che incontra il giovane uomo George, architetto disoccupato, pieno di debiti, con una girlfriend stanca del suo far niente e prossima a lasciarlo. George segue Lola, avrà una notte con lei. Ma ha ricevuto la cartolina precetto, deve partire per il Vietnam. Ricorda qualcosa? Come no, ricorda il protagonista di Les parapluies de Cherbourg che deve lasciare la sua ragazza per fare il soldato nell’Algeria in guerra. Non bastasse, Jacques Demy si autocita ancora quando Lola/Cécile confessa a George di essere stata abbandonata dal suo uomo per una giocatrice d’azzardo. Che è poi la Jeanne Moreau di un altro suo precedente film, La grande peccatrice/La baie des anges. Jacques Demy vola a Los Angeles, ma non abbandona il suo universo di riferimento, i personaggi cui è legato, solo riproducendoli sotto altri cieli e latitudini, esempio preclaro di falso movimento, di movimento immobile.
Il George di L’amante perduta è Gary Lockwood, reduce dal successo di Odissea nello spazio e imposto dalla produzione a Demy che avrebbe voluto invece l’ancora sconosciuto Harrison Ford. Ma il film è di Anouk Aimée, all’apice della sua carriera e della sua bellezza da sfinge, che riprende il personaggio di Lola donna di vita con un sovrappiù di malinconia e senso della sconfitta esistenziale. Qualcuno, non ricordo chi, ha scritto che anche quando sono senza musica i film di Demy restano dei musical. Non si potrebbe dire di meglio del suo cinema.

Nota: Tarantino ha rubato a Demy la scena dell’autostop della ragazza di C’era una volta… in America.

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