Un classico del cinema stasera in tv: L’ALBERO DEGLI ZOCCOLI di Ermanno Olmi (dom. 22 sett. 2019, tv in chiaro)

L’albero degli zoccoli di Ermanno Olmi, Rai Storia, ore 21:09. Domenica 22 settembre 2019

Film-leggenda. Il più famoso di Ermanno Olmi, quello che ancora oggi lo identifica immediatamente, il suo film-marchio, anche se forse non il suo migliore. Anche, il film elevato dalla folla becera e plebea, da tutti i nuovi Fantozzi, a simbolo del cinema palloso-da-evitare (“un film in dialetto bergamasco!”) e dileggiare. Vincitore a Cannes 1978 della Palma d’oro, eppure al gran festival francese del 2018, a pochissimi giorni dalla morte di Olmi, nessuno lo ha riproiettato, e nemmeno ricordato il regista (forse era troppo tardi per rimetter mano al complicatissimo programma e trovarci un paio d’ore disponibili?). La grande epopea contadina del nostro cinema insieme a Novecento, solo che qui siamo sul versante bergamasco-cattolico e mica socialista-protocomunista-emiliano di Bertolucci. Zero bandiere rosse e molta sofferenza degli ultimi, in una visione popolar-manzoniana assai rassegnata e assai lombarda e forse indecifrabile nelle sue sottigliezze e sfumature per chi lombardo non è. Eppure film universale, di enorme successo in tutto il mondo, perché di cose universali L’albero degli zoccoli racconta. Con quello sguardo di rispetto e pietà sulle umane vicende e disgrazie che solo Olmi e pochissimi altri. Quattro famiglie in una grande casa-cascina nella bassa bergamasca, con l’episodio-guida celeberrimo del padre che per fabbricare un nuovo paio di zoccoli al figlio taglia un piccolo albero di pioppo. Verrà espulso dal padrone insieme a tutta la famiglia, una cacciata dall’Eden in formato contadino le cui immagini strazianti si sono impresse nella nostra memoria collettiva. Si prega, si va a Messa, si recita il rosario, si china la testa, tutt’al più si leva il grido di dolore degli oppressi, degli umiliati e offesi, mai il grido di rivolta. Erano le radici sociali e culturali di Ermanno Olmi, l’humus in cui era cresciuto, già ricostruite nel meraviglioso e di parecchio precedente a questo E venne un uomo. Uscirono due versioni, quella doppiata in italiano e quella in bergamasco (e le ironie anche assai grossolane e becere si sprecarono già allora). Ci sarebbe stata perfino la parodia in formato eroticarello, L’albero delle zocole, con lo stesso protagonista. Uno sberleffo plebeo al cinema alto e colto da festival e da sala d’essai ma anche, a modo suo e sotterraneamente, un omaggio al capolavoro olmiano.

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