Il film imperdibile stasera in tv: I BASILISCHI di Lina Wertmüller (sab. 26 ottobre 2019, tv in chiaro)

I basilischi di Lina Wertmüller, Rai Storia, ore 21:10. Sabato 26 ottobre 2019.
Il primo e a oggi migliore film di Lina Wertmüller, un esordio abbastanza clamoroso nel 1963 di colei che era stata assistente di Fellini in 8 e mezzo (nientedimeno). Bianco e nero di abbagliante bellezza come allora si usava nel cinema autoriale italiano, in quella che a uno sguardo retrospettivo appare oggi la miglior stagione di sempre del nostro cinema, la sua Golden Age: quando i nostri film razziavano premi dappertutto, Oscar, Palme e Leoni. E pure questo I basilischi si prese una Vela d’argento a Locarno (ancora non erano stati istituiti i Pardi), per poi fare il giro del mondo in altri festival. I basilischi – lucertole che amano stare pigre al sole – sono qui i vitelloni  (l’omaggio a Fellini è esplicito) di un piccolo centro tra Basilicata orientale e Murge, tre giovani uomini famelici di sesso e femmine ma troppo passivi per buttarsi davvero nell’arena della competizione erotica, sprofondati come sono nella comoda, uterina, protettiva vita amministrata e regolata dalle donne di casa. Coltivando beninteso i soliti velleitari sogni di evasione, il solito ‘andremo in città’, salvo poi rinunciarci quando se ne presenterà davvero l’occasione, perché il paese è prigione, ma anche culla e guscio cui è difficile rinunciare. Su questi microcosmi meridionali, da lei benissimo conosciuti, Wertmüller lancia il suo sguardo disincantato e insieme complice ricavandone un piccolo affresco derisorio però mai demolitivo. Sperimentando nel raccontare figure e figurine quella propensione al grottesco e alla deformazione espressionista, ma forse più meridional-barocca, che segnerà tutta la sua produzione successiva fino a diventare suo marchio di riconoscimento e a scostarla dalla media commedia all’italiana. In I basilischi tutto oggi ci appare perfetto, in un miracoloso equilibrio tra elementi narrativi e registri diversi (la satira acre, la commedia di costume, perfino l’indagine etnografica: non siamo lontani geograficamente dall’universo più volte indagato da Ernesto De Martino): un ritratto precisissimo di un Sud impermeabile a ogni modernizzazione, irriducibile a ogni ‘settentrionalizzazione’, prigioniero ma anche orgoglioso della propria differenza. Tra i basilischi si distingue un esordiente Stefano Satta Flores (irresistibile la sequenza in cui insegue per scalinate e vicoli una ragazza, sequenza ritmata dal battere di tacchi di lei).

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