Il film imperdibile stasera in tv: LA FIDÉLITÉ di Andrzej Żuławski (venerdì 1° novembre 2019, tv in chiaro)

La fidélité (La fedeltà), un film di Andrzej Żuławski, Cielo, ore 21,15. Venerdì 1° novembre 2019.
Intendiamoci: film imperdibile solo per gli avventurosi e i molto curiosi del cinema, di un cinema differente e irriducibile alla medità. Per gli esploratori degli angoli bui e spesso pure maleodoranti del mondo di celluloide. Astenersi amanti del cinema bon ton declinato in forma smaccatamente artistica e modi signorili. Il polacco Andrzej Zulawski, uno dei grandi eccentrici del cinema del secondo Novecento, anima errante e autore vagabondo, non fa per loro. Se solo avete visto Possession, film rimosso violentemente dalla memoria collettiva, espunto dalle più pudibonde storie del cinema eppure fecondo come pochi (il Suspiria di Guadagnino gli deve ad esempio moltissimo), sapete di cosa parlo. La fidélité, dell’anno 2000, è uno dei suoi ultimi lavori, arrivato a dieci anni e più dai suoi maggiori successi, al solito estremo e sfrenato e smisurato (si sfiorano le tre ore di durata). Anche, atto d’amore  e hommage per l’attrice che a lungo fu sua musa e compagna, Sophie Marceau. Qui al centro del solito zulawskiano intrico e groviglio di passioni, sogni e incubi e desideri mancati e deviati ispirato niente di meno che alla Principessa di Clèves, il primo di ogni romanzo sui tormenti femminili. Clève si chiama l’editore (è Pascal Greggory) di cui la giovane fotografa Clélia si innamora ma forse no, ma con cui inequivocabilmente stabilisce una storia importante. Quando però conoscerà un collega dall’irresistibile appeal maledetto, Némo (un giovane, canagliesco Guillaume Canet), sarà di lui  e con lui che Clélia sperimenteràà cosa voglia dire lo sperdimento di sé, la dissoluzione nella passione. La fedeltà del titolo è il muro invalicabile contro cui si scontrava, soccombendo, la principessa di Clèves, qui è la Cosa, nutrita di sensi di colpa, con cui Clélia deve misurarsi nell’oscillazione tra i suoi due uomini. La traccia narrativa è per Zulawski l’occasione per lanciarsi nei suoi labirinti visuali, nel suo pompierismo delle forme, nei suoi adorati eccessi e deliri e incontinenze. Con al centro l’ennesima eroina scrutata e messa a nudo e come vivisezionata nel corpo e nell’anima dalla furiosa mcchina da presa manovrata dal regista-demiurgo e dominus. Un’avventura cinematografica ai limiti dell’insostenibile, ma che val la pena correre.

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