Tornano a Milano i Lux Film Days: i titoli e le date (ingresso free)

È ormai un premio consolidato, anche nel prestigio che apporta al vincitore, il Lux assegnato ogni anno dal Parlamento europeo a un film “che sostenga il cinema e i valori dell’Ue”. Ed è una tradizione anche che ogni anno al cinema Beltrade di Milano siano proiettati, con la curatela di Claudio Casazza e l’organizzazione dell’ufficio mlanese del Parlamento europeo, i tre titoli finalisti del Lux Prize, proiezioni (in VO con sottotitoli italiani) cui si può accedere gratuitamente fino a esaurimento posti.

Stavolta si comincia il 19 dicembre con il primo candidato, il documentario di produzione scandinavo-belga Cold Case Hammarskjöld, in cui il reporter e regista Mads Brügge riapre uno dei misteri del secondo Novecento: la morte nel 1961 del segretario Onu Dag Hammarskjöld in un incidente aereo nell’allora Nord Rhodesia (oggi Zambia). Lo svedese Hammarskjöld era in missione in Africa per cercare una soluzione alla sanguinosissima guerra in corso nel Congo ex belga, circostanza che scatenò mille ipotesi e indusse qualche robusto sospetto su chi aveva interesse a bloccare un possibile processo di pace. Si parlò di attentato, ma le prove non furono mai trovate. Brügge ripercorre i fatti, ritrova documenti, interroga testimoni tracciando scenari sorprendenti (che, va detto, rischiano pericolosamente la deriva cospirazionista). Passato in vari festival, tra cui Venezia, Cold Case Hammarskjöld è un finalista piuttosto inaspettato del Lux 2019.


Secondo appuntamento il 9 gennaio 2020 con lo spagnolo El Reino
(Il regno) di Rodrigo Sorogoyen, già sommerso da una pioggia di premi Goya in patria. Solido, tesissimo, avvincente, adrenalinico thriller intorno a un politico che cerca di salvarsi dal cataclisma e dalle accuse di corruzione che hanno colpito lui e il suo partito di appartenenza. Ma se la dovrà vedere anche con gli agguati e le trappole tese dai suoi stessi compagni. Come i misfatti della casta diventano materia di un cinema insieme sofisticato nello stile e nella regia, e altamente popolare e fruibile. Quanto sia bravo il trentenne Sorogoyen lo si è visto anche lo scorso settembre alla Mostra di Venezia dove il suo Madre, presentato a Orizzonti, ha convinto tutti raccontando di una giovane donna che crede di ritrovare in un adolescente sulla spiaggia il figlio scomparso anni prima.


Gran finale il 16 gennaio con God Exists, Her Name is Petrunya (in Italia distribuito come: Dio è donna e si chiama Petrunya)
della regista macedone Teona Strugar Mitevska, gran successo alla scorsa Berlinale e, pochi giorni fa, al Torino Film Festival. Irresistibile storia della giovane Petrunya che, pur intelligente e capace, non riesce a trovare un lavoro decente. Si ribellerà a quell’esclusione e al machismo imperante nella sua piccola città partecipando a una festa religiosa riservata per tradizione solo agli uomini. Con esiti esplosivi. Commedia brillantissima e benissimo condotta che sfiora il dramma senza caderci dentro, riuscendo nel frattempo a rivelare tutte le tensioni nascoste, le ostilità, i pregiudizi di un microcosmo solo apparentemente pacificato. Con un’attrice formidabile di nome Zorica Nusheva cui non si può non voler bene.

Il 27 novembre scorso il Premio Lux, sulla base dei voti espressi dai membri del Parlamento europeo, è stato assegnato a Dio esiste, il suo nome è Petrunya. Confermando peraltro tutti i pronostici.

 

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