Un film di culto stasera in tv: KEOMA di Enzo G. Castellari (sabato 25 gennaio 2020)

Keoma di Enzo G. Castellari, Cine34, ore 21:10, venerdì 25 gennio 2020.
Seguono altri due film di Enzo Castellari in una serata di Cine34 a lui dedicata:
Vado… l’ammazzo e torno, ore 23:06;
Colpi di luce, ore 0:55.

Keoma:
Cultistico e tardo maccheroni-western (anno 1976) della collaudata coppia (cinematografica) di fatto Enzo G. Castellari-Franco Nero, che già aveva dato del buono nel poliziottesco Il cittadino si ribella. Nero, allora una star internazionale del nostro cinema-bis, esportabile in ogni angolo del mondo, dal Nord Africa all’Indonesia passando per la Russia, è qui l’ennesimo reduce dalla Guerra di Secessione che tornando al paesello lo trova dominato da un pugno di carogne. Seguono vendetta e pulizia. Molto amato dagli ex ragazzacci, oggi cresciuti, delle fanzine. Keoma (nome tratto da Castellari da un libro sui nativi americani), all’apparire perlopiù accolto come un esempio fuori tempo massimo rispetto al suo genere di appartenenza, sarebbe man mano cresciuto nella considerazione fino a essere celebrato nell’ormai leggendaria rassegna – curata tra gli altri da Marco Giusti –  del nostro western alla Mostra di Venezia 2007: rassegna che ebbe come nume tutelare Quentin Tarantino, che dei B-movies italiani è come si sa un appassionato amatore.
Enzo G. Castellari (G. sta per Girolami: il regista infatti appartiene a quella dinastia cinematografico-romana composta da lui, dal padre regista Marino Girolami, dal fratello attore Enio Girolami, dallo zio regista Romolo Guerrieri) nella sua bellissima autobiografia Il bianco spara! (edizioni Bloodbuster) parla di Keoma come del vertice della propria carriera, del suo film più riuscito e da lui più amato. Tutto, come lo stesso Castellari dettagliatamente racconta, nasce da un soggetto di Luigi Montefiori, noto come attore con il nome di George Eastman, che lui ampiamente adatterà e riscriverà. Stavolta a colpire Castellari/Girolami non è solo la possibilità di ricavare le scatenatissime scene d’azione che tanto gli sono congeniali, ma la complessità di una storia che si cala nel frame del western per tracciare un apologo al limite del mito su onore, vendetta, passione, redenzione, amori e implacabili odi familiari. Con addirittura una vecchia che, simbolicamente e bergmanianamente, entra in scena sinistramente a significare la Morte. Nel villaggio caduto nelle mani dei soliti malvagi infuria la peste (e anche qui siamo dalle parti di Bergman e del suo Il settimo sigillo), chi è malato o solo sospettato di esserlo viene isolato in un lazzaretto-prigione. Tra di loro anche una giovane donna incinta che il mezzosangue Keoma cercherà di salvare. Il quale intanto, in un’ascesa quasi cristologica che è anche una discesa agli inferi, dovrà soffrire per opera dei malvagi, sarà torturato, esposto sanguinante legato a una ruota. Finale di pistole, di resa dei conti, mentre la Morte avanza e la giovane donna mette al mondo il figlio. Sulla carta un indigeribile miscuglio che però, come fa notare Marco Giusti nel suo dizionario del cinema bis Stracult, incredibilmente funziona. Raro che passi in tv, quella di stasera è dunque occasione da non perdere. E magari, se vi capita, leggete Il bianco spara!, magnifico spaccato di decenni del nostro cinema di genere attraverso le opere di Enzo G. Castellari. Che stasera Cine34 celebra mandando in onda dopo Keoma anche
Vado… l’ammazzo e torno: del 1967, è il terzo film girato da Castellari, il secondo ufficialmente accreditato, anche se con il (vero) nome Enzo Girolami. Il titolo – è una battuta di Eli Wallach in Il buono, il brutto, il cattivo di Sergio Leone – diventa subito proverbiale e decreta un successo che non è non solo italiano.
Colpi di luce: del 1985, appartiene al periodo più maturo di Castellari, quello delle produzioni girate negli Stati Uniti in inglese e destinate al mercato internazionale, film che mimano i modelli americani e li rifanno a costi più contenuti. Qui si immagina che il solito mad doctor abbia messo a punto un potente raggio laser con cui distruggere San Francisco (“una città che amo molto” dice Castellari nel suo libro). Con Erik Estrada, che si rivelerà sul set molto meglio della fama di ingestibile che si era fatta, e Enio Girolami, fratello del regista.

 

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