Berlinale 2020. Recensione: LE SEL DES LARMES (Il sale delle lacrime), un film di Philippe Garrel. Un piccolo mediocre seduttore

Le sel des larmes (Il sale delle lacrime), un film di Philippe Garrel. Con Logann Antuofermo, Oulaya Amamra, André Wilms, Louise Chevillotte, Souheila Yacoub. Competition.
Non il miglior Garrel degli ultimi anni, benché al solito meravigliosamente girato. La fragilità del Sale delle lacrime sta nel suo protagonista, un seduttore vigliacchetto e bastardo abbastanza insopportabile. Curiosamente Garrel mescola elementi contemporanei a altri di puro modernariato anni Cinquanta e Sessanta. E scandisce il tragittoo narrativo come un feuilleton. Voto 5 e mezzo
Che bel titolo, Il sale delle lacrime – Garrel è tra i migliori titolisti in circolazione insieme a Jia Zhangke -, con dentro un sapore mélo e di feuilleton Ottocento che è la strana cifra stilistica e linguistica impressa dal regista francese a questo suo nuovo film. Benissimo girato, ovvio, con la scioltezza e il senso di verità da ‘ultimo rappresentante della Nouvelle Vague’, con l’attenzione al vocabolario dell’amore e dell’eros che era di Truffaut e Rohmer. Garrel è Garrel, un maestro, e non lo discute. Però si potrà dire che Il sale delle lacrime non raggiunge le altitudini dei suoi ultimi lavori? Il punto di fragilità di questo film sta nel personaggio centrale, un vigliacchetto in amore e nella vita, un narciso traditore e paraculo, un piacione che tutte seduce e al quale non importa davvero di nessuna. Sicché si ri-pone una domanda che in tanti, narratologi e analisti dei testi, si son fatti: si può costruire un racconto che funzioni intorno a un personaggio negativo o, peggio ancora, repulsivo? Certo che sì, infiniti esempi in letteratura e cinema stan lì a dimostrarlo. Se Il sale delle lacrime va a fondo non è per il suo insopportabile main character, ma per come Garrel non riesce a trovare rispetto a lui la giusta distanza, per come ambiguamente ce lo mostra. Per come non ce la fa proprio a condannare quel mediocre bugiardo e bastardo. Eppure Garrel impagina meravigliosamente questa storia di un ventenne piccolo piccolo nostro contemporaneo raccontandola come un romanzo ottocentesco di sentimenti superiori e sublimi, con tanto di voce narrante a sottolineare i tornanti della trama. Con personaggi-cliché presi da quella sensibilità di altri tempi. La sedotta e abbandonata, il giovanotto cinico di bella presenza, il vecchio genitore saggio e preoccupato. Siamo, anche, dalle parti del melodramma inteso come opera, con caratteri piatti e senza troppe sfumature a rappresentare tipi (dis)umani più da romanza che da romanzo. Garrel, in un’operzione di spaesamento, mescola elementi dell’oggi a voluti anacronismi (e non mi pare l’abbia mai fatto, almeno negli ultimi anni). In una Francia indubitabilmente odierna, culturalmente meticciata, con ampio uso di telefoninci e tablet, ecco insinuarsi consuetudini e oggetti desueti. Bombole del gas, scambi di lettere tra padre e figlio e tra le sedotte e il seduttore, ragazzi e ragazze che vanno a scuola di falegnaeria-ebanisteria (figuriamoci, oggi che van tutti alle business school o a studiare marketing). Che Garrel voglia suggerire come nelle faccende d’amore (e tradimenti) nulla cambia mai e che gli schemi e le regole cui soggiacciono i sentimenti si ripetono tali e quali, solo diversamente travestiti?
Il sale delle lacrime comincia meravigliosamente. Un giovane uomo – sapremo di lì a poco che si chiama Luc – mentre sta camminando per le strade di Montreuil, hinterland parigino, intravede una ragazza in attesa dell’autobus. La avvicina, le strappa un appuntamento. Tra lei, Djamila, e lui sarà breve ma decisivo incontro. E fin qui si resta incantati da come Garrel riesce a mostrarci, soprattutto in Djamila, il nascere di quella faccenda detta innamoramento. Ma Luc sparisce senza fornire spiegazioni, lo vediamo tornare nella provincia che aveva lasciato per qualche giorno per andare a Parigi a sostenere il test d’ammissione in una scuola di ebanisteria. Ritrova il vecchio padre, ritrova la compagna di scuola di cui era innamorato e se ne reinnamora. Ma le seduzioni e le incostanze del mediocre dongiovanni di provincia continueranno. Ci sarà un altro bersaglio, nella rete cadrà anche un giovane uomo. A irritare, più che Luc, è l’inganno perpetarto da Garrel ai danni dello spettatore, indotto da una regia carezzevole a simpatizzare all’inizio per quello che poi si rivelerà uno sciagurato. (Che il sale delle lacrime sia quello che alla fine Luc è costretto giustamente a ingoiare?).

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