Flm stasera in tv: ADDIO ZIO TOM di Gualtiero Jacopetti (merc. 18 marzo, tv in chiaro)

Zio Tom/Addio Zio Tom, Cine34, ore 0:20. Mercoledì 18 marzo 2020.
6exk1fhmqvi7tvzi2unnqljruzuImperdibile, ma davvero. Per alcuni il vertice cinematografico, e anche di follia, di delirio, di visionarietà, di Gualtiero Jacopetti e del suo sodale-complice Franco Prosperi. Jacopetti: l’uomo che con Mondo cane aveva inventato all’inizio dei Sessanta il docu, vero o finto che fosse (più finto che vero), sugli orrori, le bizzarie, gli estremismi di questo nostro pazzo pazzo pazzo mondo. Cinema voyeuristico e sadico, con scivolamenti nel necrofilo, che, con la pretesa e il pretesto di mostrarci la cruda realtà per quella che è, mette in scena lo spettacolo barocco ed estremo del sangue, del sesso, dell’orrido, della sofferenza, del primitivo, del brutale. Cinema della crudeltà e anche del cinismo, però cinema vero, a tratti grandissimo, ancora oggi segretamente guardato e copiato da schiere di autori. Questo Addio zio Tom/Zio Tom (il doppio titolo del film è dovuto alle sue traversie distributive dovute alla censura, che ne impose una riedizione) è del 1971, a stagione ormai declinante dello jacopettismo e dei mondo-movies, e difatti fu un flop. I tempi e i gusti erano cambiato, tutto si era politicizzato, e il cinema equivoco, tacciato anche di fascismo, di Jacopetti stentava a trovare ormai cittadinanza. Eppure è qui che lui e Franco Prosperi reinventano se stessi e il proprio genere, oltrepassandolo, in qualche modo sublimandolo e assolutizzandolo. Addio zio Tom non si spaccia più per documentario, ma si dichiara definitivamente finzione. I due si mettono in scena come cineasti-reporter di oggi che, armati di macchina da presa, indagano sul fenomeno dello schiavismo ottocentesco buttandosi dall’elicottero, in un incredibile salto di spazio e tempo, in mezzo a schiavi, schiavisti, campi di raccolta, intervistando i protagonsiti e mostrando dal di dentro e in diretta quel colossale fenomeno di sfruttamento di corpi e anime. Un’invenzione linguistica grandissima, di enorme efficacia, che abolisce ogni distinzione tra docu e finzione anticipando l’estetica e la tecnica del mockumentary. Scene di nudi e di negritudine riprese con un’ingordigia che suscitarono scandalo. Girato tutto ad Haiti grazie all’appoggio del regime di Duvalier, e questo a Jacopetti non fu mai più perdonato. Un critico americano l’ha recentemente citato e rispolverato, non impropriamente, a proposito di 12 anni schiavo di Steve MacQueen. Quella lussuria alquanto ambigua dei corpi esibiti e flagellati, in una sorta di incarnazione seriale di un San Sebastiano black, era già tutta in Jacopetti.

Questa voce è stata pubblicata in cinema, documentario, film, film in tv e contrassegnata con , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.