La bisbetica domata, un film di Franco Zeffirelli. La7d, ore 23:30. Mercoledì 18 marzo 2020.

Neanche la morte ha preservato il povero Franco Zeffirelli dall’incessante guerra santa intorno al suo nome e alla sua opera. Riposi in pace, e guardiamoci, quando capiti l’occasione come stasera, i suoi film senza la lente deformante e pericolosissima del pregiudizio, soprattutto idoelogico, soprattutto politico: il peggiore. Si veda questo La bisbetica domata, il suo primo Shakespeare al cinema (seguiranno il capolavoro Romeo e Giulietta e, molti anni dopo, in fase avanzata di carriera, un Amleto fosco e spietato, senza alcunché di conciliante e manierato, con un Mel Gibson per niente pallido prence anzi ebbro e scuro di vendetta, solo troppo in là con gli anni per il ruolo) e se ne ammiri non solo l’impeccabile – sì, sfarzosa ma impeccabile – messinscena, il gusto figurativo, lo splendore delle immagini, il tripudio coloristico, ma anche la vitalità, il divertimento e la rabbia, il desiderio e l’ira, insomma l’esistere nel suo estrinsecarsi sangugno e pulsante, che lo percorrono in ogni sequenza, in ogni inquadratura. Allestimento allora travolgente e pure moderno, che toglieva la polvere depositatasi lungo i secoli sul testo e lo rifaceva nostro contemporaneo, pur collocandosi Zeffirelli in un ambito di assoluta coerenza con la tradizione e agli antipodi di ogni “rilettura” e “revisione” che proprio allora – si era alla metà dei Sessanta – comunciava a farsi dominante in teatro e cinema nei confronti di Shakespeare, e non solo.
In una Padova non così piattamente realistica e storicamente fedele, piuttosto zeffirellianamente luogo ricreato e reimmaginato in cui precipitano e si sedimentano tutte le bellezze del nostro Rinascimento, Caterina dal pessimo carattere troverà l’uomo che riuscirà a addomesticarla e farla inamorare. A incatenarla? Le signore e signorine del metoo avranno parecchio da ridire sul supermacho domatore Petrucchio, o Petruccio, e si indigneranno per la sconfitta della parte femminile. Eppure ancora oggi si resta ammirati per come Shakespeare sia riuscito a raccontare esemplarmente l’eterna guerra dei sessi e la finale, benché non sempre obbligata, conciliazione. Molto, molto divertente. Ma il colpo di genio di Franco Zeffireli fu quello di affidare i ruoli protagonisti a Richard Burton e Liz Taylor, i migliori Petruccio e Caterina possibili, e i migliori mai visti, semplicemnete perché lo erano anche nella vita. E Zeffirelli lo intuì. Sicché questo Bisbetica domata è anche un documento prezioso, la rappresentaazione appena velata e cifrata del periodo più felice e turbolento di una delle grandi coppie del Novecento. Il film è da guardare soprattutto per loro due, ed è impossibile, quando li si vede baruffare fin quasi alla violenza fisica, non pensare alle notti infuocate di Burton-Taylor a via Veneto, ai tempi della Hollywood sul Tevere. Attenzione: cameos di Bice Valori e Milena Vukotic.
CERCA UN FILM
ISCRIVITI AI POST VIA MAIL
-
-
ARTICOLI RECENTI
- Cinema stasera in tv: SPARTACUS di Stanley Kubrick – giovedì 24 settembre 2026
- Venezia 2026. LOOK BACK di Hirokazu Kore-eda: recensione
- Venezia 2026. LA MIA CLASSIFICA FINALE del concorso
- Venezia 2026. WOMAN UNKNOWN di May el-Toukhy – recensione
- Venezia 2026. POSSIBLE LOVE di Lee Chang-dong – recensione
Iscriviti al blog tramite email