Un film fondamentale stanotte in tv (poi anche su RaiPlay): BANDITI A ORGOSOLO di Vittorio De Seta – venerdì 27 marzo 2020

Banditi a Orgosolo di Vittorio De Seta, Rai 3, ore 2:50. Anche su RaiPlay.schermata-2011-12-17-a-22-08-061Vittorio De Seta, scomparso a 88 anni il 28 novembre 2011, è un autore volutamente rimasto ai margini del nostro sistema-cinema, regista di pochi film, molti documentari ormai classici e uno sceneggiato televisivo (allora così si chiamava la serialità breve) sensazionale, Diario di un maestro, geniale nella messa a punto di un nuovo canone tv di realismo fictionalizzato. Banditi a Orgosolo, dell’anno 1961, segna il suo debutto nel lungometraggio e gli procura subito alla Mostra di Venezia il premio opera prima (in anni in cui il cinema italiano e non solo italiano era in ebollizione e sfornava capolavori a ripetizione).
Orgosolo vuol dire Barbagia, che vuol dire la Sardegna più interna, inaccessibile e oscura, introflessa, nuragica, pietrosa e cavernosa, greggi e pastori, e leggi proprie (no, non voglio usare la parola tribali) dure e crudeli a regolare la difficile convivenza tra gli umani. Orgosolo, banditi, abigeato, faide, occhio per occhio. Stereotipo, forse. Però Vittorio De Seta, forte della sua formidabile esperienza già allora maturata in campo documentaristico – film sulle zolfare, la pesca del pesce spada, le feste popolari e semipagane del nostro Sud estremo – evita la maniera, ha troppa cultura, troppo rispetto, troppa consapevolezza antropologica per cadere nelle idées reçues. Il suo approccio è rigoroso ma partecipe, il suo film (io l’ho visto tanto tempo fa) non lo dimentichi più.

Il buon pastore barbaricino Michele si ritrova coinvolto senza colpa nello scontro tra alcuni banditi e una pattiglia di carabinieri. Un agente ci lascia la pelle e Michele, temendo di essere considerato responsabile, scappa. Sarà costretto a vivere nei campi, sui monti, e a poco a poco la sua umanità andrà sbriciolandosi, il bisogno di sopravvivenza porterà a galla il suo lato ferino. L’occhio di De Seta sembra impassibile ma non lo è, la sua mdp costruisce la finzione come fosse realtà e viceversa, ma non è neo-neorealismo il suo, è la meravigliosa capacità di tradurre il reale in immagini, di sintonizzarsi sugli uomini e gli ambienti e di respirare con loro. Rivedendo qualche brandello di Banditi ci si rende conto anche di quanto certo cinema successivo debba a De Seta, ad esempio quello di Michelangelo Frammartino (Le quattro volte), oggi uno dei nostri cineasti maggiori. Per capire meglio De Seta, leggere il pezzo scritto da Goffredo Fofi per il Sole 24 ore dopo la sua scomparsa, testo che ci restituisce la grandezza di De Seta (e, ebbene sì, anche quella di Fofi, un maestro).

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