Film stasera in tv: COMPLOTTO DI FAMIGLIA di Alfred Hitchcock (sabato 4 aprile 2020)

Complotto di famiglia di Alfred Hitchcock, Top Crime (39 dtt), ore 23:01.

L’ultimo film – è del 1976 – di Alfred Hitchcock: morirà quattro anni dopo, imperanti mode, modi e un cinema che da molto tempo non gli appartenevano più. Family Plot – nel doppo senso di complotto e di intreccio  – apparve subito fuori sincrono benché di impeccabile, ingegneristica confezione secondo gli standard stratosferici del suo autore. Come sfuocato, retrodatato. O fuori tempo massimo. Un giallo-rosa, allora si diceva così, come Sir Alfred ne aveva confezionati tra anni Cinquanta e Sessanta – Caccia al ladro, La finestra sul cortile, anche La congiura degli innocenti – che ormai non aveva più, non poteva più avere, cittadinanza presso un pubblico intanto mutato nei suoi gusti e disgusti. Sembrò anacronistico, lo è ancora adesso alla visione e ri-visione. Un plot nella sua struttura scheletrica quasi chandleriano, con un’indagine che man mano va a scoperchiare tare e tabe familiari, amoralità criminali, inganni, depistaggi, truffe. Un film che sarebbe potuto essere affine a certi titoli neohammettiani e neochandleriani di quegli anni Settanta come Il lungo addio di Robert Altman e Bersaglio di notte di Arthur Penn (detto per inciso: due capolavori) e che invece Hitchcock chissà perché svolta incogruamente in commedia brllante, faticando parecchio  e non sempre riuscendo a virare il nero profondo in tonalità ora pastello ora squillanti.
Una finta medium viene incaricata da un’anziana di molti averi di individuare con i suoi (milllantati) poteri extrasensoriali il figlio della colpa avuto quarant’anni prima dalla sorella e abbandonato non si sa dove per evitare alla famiglia l’onta. Quel nipote perduto la sciura vorrebbe finalmente ritrovarlo per riparare al male fatto e lasciargli in risarcimento tutto il suo patrimonio. Naturalmente alla finta medium viene promessa una cospicua somma se riuscirà nell’impresa e dunque ecco la sgallettata partire alla ricerca insieme allo sfigato fidanzato tassista. Mentre la loro storia si alterna a quella di una coppia di truffatori altolocati, un gioielliere e la sua comppagna, specializzati in rapimenti a scopo di riscatto. Ovvio che le due trame apparentemente parallele verranno a collidere, ma è meglio non dire come. Hitchcock conferma pienament se stesso con una direzione nitida e impeccabilmente geometrico-razionale, con una messinscena maniacalmente curata, con sequenze assolutamente hitchcockiane (la corsa pazza in macchina giù per la discesa, quasi un’autocitazione di Caccia al ladro). Ma la sensazione è che il nuucleo intimamente, irriducibilmente oscuro della storia, non ce la faccia a armonizzarsi con il tocco ironico impresso da Hitchock. Ma è pur sempre un Hitchcock, il suo ultimo, e allora visione obbligata. Un giovane Bruce Dern, Barbara Harris (vista in Nashville: qui ultracamp e a tratti insopportabile), Karen Black e William Devane sono gli interpreti di questa partita a quattro.

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