Il film imperdibile stasera in tv: UN UOMO PER TUTTE LE STAGIONI di Fred Zinnemann (merc. 15 aprile 2020, tv in chiaro)

Un uomo per tutte le stagioni di Fred Zinnemann, Tv2000, ore 22:15. Mercoledì 15 aprile 2020.
Ultimi bagliori di un sistema-cinema hollywoodiano – con propaggini negli sudios londinesi – prima del regime change di fine Sessanta, prima della rivoluzione e del disordine di stile, linguistico, produttivo che avranno a simbolo Easy Rider e porteranno alla New Hollywood degli Scorsese, Coppola, Altman, Ashby, Nichols. Cinema di ieri, cinema di papà, cinema della compostezza, bien fait, di solide tradizioni e solidissima scrittura affidato a eccelsi artigiani della macchine da presa che, avendo per gran parte della loro carriera lavorato per le majors storiche, avevan dovuto conciliare ambizioni e aspirazioni più personali e autoriali con l’implacabile macchina del cinema-spettacolo. Un uomo per tutte le stagioni appartiene pienamente a quell’era non più ripetibile e di cui non si può non essere in qualche modo nostalgici (come sempre, per tutti i mondi ‘prima della rivoluzione’: Talleyrand e Bertolucci insegnano). Oggi dimenticatissimo, fu un enorme successo ‘di critica e di pubblico’ soprattutto sul mercato anglofono (sesto incasso Usa del 1966), quando ancora c’era un pubblico disposto a pagare il biglietto per film storici che alla sontuosità di costumi e arredi sapevano unire il racconto, lo scavo di fondamentali passaggi del passato, il ritratto di uomini e donne veri, di gran tempra, eroici. Per innata maestà e statura morale. Scritto da Robert Bolt, adattando un suo dramma che aveva fatto sfracelli in palcoscenico tra Londra e Broadway, diretto con adesione e rispetto del testo, e con la consueta asciuttezza dal Fred Zinnemann di Mezzogiorno di fuoco e Da qui all’eternità, A Man For All Seasons vinse ben sei Oscar, compresi quelli per miglior film, regia, sceneggiatura, attore protagonista. Che è Paul Scofield, uno di quegli interpreti di scuola britannica in grado di calarsi in un personaggio del passato con totale credibilità, forti di una tradizione attoriale di eccellenza e dei molti Shakespeare affrontati. Eppure non diventò mai un divo. Nonostante non gli mancassero faccia e fisico del ruolo, questo film e il successo che ne derivò restarono il suo apice, mai più eguagliato in seguito (Scofield sarebbe scomparso nel 2008 a 86 anni).
Protagonista di questo a tratti magniloquente e verbosissimo dramma storico è Thomas More, da noi Tommaso Moro, filosofo, uomo di legge e di religione che tenne testa a Enrico VIII allorquando il sovano-satrapo d’Inghilterra gli chiese (gli intimò) di appoggiarlo nella sua richiesta alla Chiesa di Roma di poter divorziare dalla moglie Caterina D’Aragona. Per passare, come sappiamo, a nuove nozze con Anna Bolena. Diventato nel frattempo Lord Cancelliere, More resta fedele a Roma senza cedere a Enrico, ormai in lotta frontale con il papa e deciso allo scisma definitivo. Come capita a tutti i dissidenti e resistenti e agli eroi solitari finirà male, malissimo, per Thomas More. Grandioso scontro tra caratteri bigger than life, mentre l’Europa sta cambiando vorticosamente sotto la spinta della riforma di Lutero e dei continui scontri tra corona inglese e Chiesa. Un film papista, il che all’interno di una cultura fortemente anticattolica come quella inglese suona come un gesto di massimo anticonformismo. Anche se il film di Zinnemann esalta più il coraggio, la coerenza e l’integrità morale dell’eroe solitario Thomas More che la sua fedeltà al cattolicesimo. Cast strepitoso: Robert Shaw (che è Enrico), Vanessa Redgrave, Orson Welles, Susannah York, Wendy Hiller, Leo McKern, John Hurt. In quegli anni furono più di uno i film che andarono a ricostruire pezzi di storia britannica nei modi del colossal storico senza però rinunciare alle idee, alla messa in scena intelligente di fondamentali scontri di uomini e di opposte visioni del mondo. Penso a Il leone d’inverno (con Peter O’Toole e Katharine Hepburn) e al meraviglioso Becket e il suo re (con Richard Burton e, ancora, Peter O’Toole).

 

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