Un film di culto (anzi straculto) stasera in tv: INTERRABANG di Giuliano Biagetti – giovedì 16 aprile 2020

Interrabang di Giuliano Biagetti, Cine34, ore 21:10. Giovedì 16 aprile 2020.
Primo film, ed è già culto, della serata di Cine34 dedicata al cinema bis italiani tra anni Sessanta e Ottanta, un cavalcata folle tra i generi, riproduzioni di modelli alti e ricchi americani in versione povera ma non senza idee. Interrabang è pura sexploitation: siamo nel 1968/69, lo tsunami dela liberazione sessuale e delle complicate geometrie amorose hippie-californiane arriva anche da noi, sposandosi subito all’engagemant, all’impegno politico (insomma), alla critica antiborghese del tempo. Nascono prodotti bizzarri, in cui l’Eros è libertà e piacere ma anche maledizione e inganno, intrecciato com’è volentieri al suo opposto e simmetrico Thanatos. Regista fondatore di questo erotico all’italiano è Ugo Liberatore nel 1967 con Il sesso degli angeli e nel 1968 con Bora Bora, meravigliosissimo, clamoroso successo al botteghino e così estremo da venir ritirato poi dalle sale per ordine di un qualche magistrato preoccupato della pubblica morale. Film in ambienti spesso di mare e sole, che si sa allentano le inibizioni e scatenano i sensi e innescano i legami più torbidi e le relazioni più pericolose, con coppie che si fanno e disfano inglobando altri in complicate nuove geometrie erotiche. Oscillando tra trasgressioni e sensi di colpa. Interrabang – l’incredibile titolo si riferisce a un segno di interpunzione che fonde punto interrogativo e esclamativo, ma anche a un gioco in cui i personaggi si troveranno a essere attori e pedine, carnefici e vittime – di Bora Bora riprende, quasi in una citazione e omaggio, la coppia regina composta da Haydée Politoff (la già meravigliosa Collectioneuse di Eric Rohmer) e Corrado Pani. Siamo nel 1969. Su uno yacht nel Mediterraneo svacanzano e prendono il sole e si desiderano e respingono un fotografo famoso, la moglie, la cognata, una modella che è, ovvio, l’amante del fotografo. Le cose si complicheranno alquanto, aggiungendo al sesso suspense e sangue, quando un uomo losco e fosco arriva sulla barca (Corrado Pani): incomincia il gioco al massacro, tra molte scopate, voyeurismi e esibizionismi. Film dalle non celate pretese intellettuali e, come si diceva allora, di “denuncia” dell’ipocrisia borghese. Da vedere come un fossile, un reperto archeologico in grado di riportarci a un altro tempo, a un altro cinema italiano.

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