Il film davvero imperdibile stasera in tv: IL BACIO DELLA PANTERA di Paul Schrader (lun. 20 aprile 2020, tv in chiaro)

Il bacio della pantera di Paul Schrader (1982), Iris, ore 23:41. Lunedì 20 aprile 2020.
Fascinazione felini, gli animali più attractive che ci siano. Lo conferma clamorosamente  Tiger King, la docuserie su Netflix di immenso quanto inaspettato successo – hanno dovuto inventarsi una puntata in più, l’ottava, a grande richiesta – su quella particolare specie umana (qualcuno ironizzerà: subumana) che sono i pazzi, gli innamorati di tigri, leoni, pantere e affini, soprattutto tigri. Anche il mitologico film di Jacques Tourneur Cat People – Il bacio della pantera, pietra angolare del fantastico schermico – puntava su seduzione e terrori innescati dai felini oversize, con la sua storia di una donna venuta dalle più misteriose plaghe balcaniche che si rivelava della stessa natura delle pantere: nella distruzione di ogni confine tra umano e bestiale. Nel 1982 Paul Schrader ne realizza il  remake, non così fedele all’originale, di cui riprende soprattutto la centralità della donna-pantera con ogni possibile e immaginabile carico di erotismi e pericoli. Tra i suoi, forse il fim meno personale. Non ne firma, lui sceneggiatore maximo per sé e per gli altri, lo script, non è un suo progetto, Il bacio della pantera gli viene difatti proposto da Jerry Bruckheimer, tycoon assai ottantesco (quello per dire di Top Gun e Flashdance). Resta da capire come mai il rigoroso Schrader abbia accettato un film su commissione a lui, almeno apparentememte, così estraneo nel suo configurarsi come lavoro di genere, come thriller fantastico-orrorifico. Eppure l’autore di American Gigolo e First Reformed riusce a farlo proprio, a inoculare sotto e oltre il canone del genere le proprie ossessioni. In primis quella dell’eros come zona oscura, istintuale-animale, come richiamo del carnale e del materiale sullo spirituale e sua corruzione e degrado. L’incipit, gli occhi di Nastassja Kinski (nella fase migliore dela sua carriera) sovrimpressi, confusi, con quelli di una pantera ci avverte che anche questo sarà, come già American Gigolo e Hardcore, un’altra discesa schraderiana negli abissi, nei cunicoli, nel basso e nell’inferiore. Il resto è la conferma puntuale di questa enunciazione, la dimostrazione di un teorema. Benché siamo attratti dal cielo, la nostra natura ci zavorra e ci condanna alla terra, a un’appartenenza che non possiamo eludere e che anzi, più cerchiamo di aggirare, e più si impone a noi, secondo la legge freudiana del ritorno del rimosso.
Siamo a New Orleans, la città più  sciamanica d’America, troppo prossima ai Caraibi per essere immune dalle sue leggende e fedi popolari. La giovane Irena sta per incontrare il fratello pastore protestante (come il protagonista di First Reformed: lo stesso Schrader viene da un famiglia rigorosamente calvinista), da cui è stata separata dopo la morte dei geniori. Sarà l’inizio di un viaggio nell’inconoscibile e nel suo inconscio, nella sua vera natura. Apprenderà che i genitori erano fratelli, di essere nata quindi da un incesto, e che nell’albero genealogico di famiglia c’è una misteriosa, rischiosa vicinanza con la specie felina. La sua essenza animale, il suo essere, letteralmente e fuori di ogni metafora, una pantera, si rivelerà sempre più evidente con l’avvicinarsi alla sessualità. Di più meglio non dire. Se non che la sceneggiatura di Alan Ormsby e la messinscena di Paul Schrader privilegiano una lettura psicanalitica della storia di Irena portando a livello manifesto quello che in Tourneur era alluso e evocato. Ma a Schrader per fortuna non interessa più di tanto la lezione freudiano-junghiana di cui prende atto per mostrarci piuttosto la torsione dei corpi sotto i colpi di un istinto cui è impossibile e forse inutile resistere. Il regista ci accompagna in un’altra delle sue discese all’inferno, lasciandoci solo intravedere un’incerta e per niente garantita salvezza. Con Nastassja Kinsk un Malcolm McDowell al solito demoniaco. Epico soundtrack, con Cat People di Giorgio Moroder per la voce di David Bowie. Nicolas Winding Refn ha esplicitamente omaggiato questo film rifacendone in The Neon Demon la sequenza della pantera nel motel.

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