Film stasera in tv: I TABÙ di Romano Marcellini (Cine34, merc. 22 aprile 2020)

I tabù di Romolo Marcellini, Cine34, ore 0:21. Mercoledì 22 aprile 2020.
Il titolo più curioso della serata. Solo per irriducibili esploratori degli anfratti e dei cunicoli del nostro cinema, astenersi cultori del mainstream e del cinema d’autore con certificazione garantita dai soliti ciritii del salotto buono. Titolo da film a episodi, e invece I tabù, anno 1963, è uno dei molti (sotto)prodotti germogliati dal capostipite Mondo cane di Gualtiero Jacopetti (e da Europa di notte di Blasetti), documentari assai spurii, spesso con sequenze del tutto ricostruite benché spacciate per ‘cinema dal vero’, su bizzarie e efferatezze e strani costumi sparsi per il globo. Insomma, siamo nel genere, uno dei tanti inventati dal cinema itaiano, dei mondo movie, detti anche mondos. Però Romolo Marcellini è un professionista che ha alle spalle già decenni di cinema, con una carriera incomicniata negli anni Trenta prima come sceneggiatore e poi come regista di finzione ma ancoa più di documentari, spesso celebrativi delle imprese del regime (docu sulle colonie, sui reduci itaiani dalla guerra civile di Spagna). E di lui si ricorda anche Pastor Angelicus (1942), pura agiografia in vita di Pio XII. Nel dopogiuerra si riadatta ai nuovi climi, come molti, e di questa fase il suo lavoro più famosioe premiato (perfino una nominatuon all’Oscar) resta il documentaro sulle Olimpiadi di Roma del 1960. Subito dopo quel successo si butta sui mondos con I Tabù, il solito catalogo di eccentricità, stavolta perlopiù concentrate nei paesi dell’Oriente Estremo più l’obbligata escursione in Svezia e tra i suoi dsinvolti costumi in fatto di sessualità. Ecco le prostitute giapponesi tatuate, le inevitabili vacche sacre indiane, le losche fumerie di Hong Kong. Stroncatissimo, ovvio, dai sopracciò della critica di allora. Ma Gianni Rondolino nel suo Dizionario del Cinema Italiano 1945-1969 (Einaudi) scriverà con più indulgenza e meno spocchia: “(Un film) sulla falsariga dei film di Gualtiero Jacopetti, ma con maggior decoro formale e minor volgarità”.

 

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