Docufilm stasera in tv: BAUHAUS SPIRIT, 100 anni di Bauhaus (ven. 1° maggio 2020)

Bauhaus Spirit: 100 anni di Bauhaus di (documentario), Rai 5, ore 22:07. Anche su RaiPlay.
Purtroppo pessimo. Ci si aspettava da questo docu tedesco messo in cantiere (nel 2018) per i primi cento anni del Bauhaus – nato a Weimar, cresciuto a Dessau, represso dai nazi al potere – non certo una celebrazione acritica, ma almeno una ricostruzione puntuale di quella scuola, della sua centralità, del suo essere stata una svolta nell’architettura (e non solo) del Novecento per via del pensiero-progetto di conciliare creatività e tecnica. Invece Niels Bolbrinker e Thomas Tielsch, i due autori, probabilmente temendo di incorrere in una forma di documentarismo obsoleta e pedante per troppo didatticismo e didascalismo, tentano maldestramente un’operazione spuria e giivanottesca, alternando pezzi di storia e opere del Bauhaus a storie e esperienze dell’oggi che ne dovrebbero dimostrare l’eterna attualità, la perenne influenza. Finendo col pasticciare, tracciando parallelismi azzardati e incongrui, perfino ridicoli, tra l’allora e l’adesso. Mostrandoci, per dire, una scuola materna svedese di retorico avvenirismo che chissà perché dovrebbe essere l’erede di certe ‘istanze’ del Bauhaus (ma quali?). Sicché da questo squinternato docufilm non si capisce in che cosa sia consisitita quella fondamentale esperienza tra Weimar e Dessau con Gropius e altri geni tipo Paul Klee (esperienza-matrice del design, dell’architettura, dell’urbanistica, delle arti visive, perfino della danza e del teatro che verranno). Poi, pur nella confusione, qua e là emergono frammenti interessanti nel loro indurci pensieri e riflessioni non sempre benevoli. Quell’utopia del Bauhaus che immaginava soluzioni abitative assemblate con pezzi modulari come a una catena di montaggio non si sarà poi rivelata più nefasta che liberatoria? Quanto di quel ripudio di ogni capriccio e ornamento in nome della linearità, della funzionalità, del rigore geometrico, ha poi prodotto la spaventosa e alienante architettura ‘moderna’ e ‘popolare’ di massa? Il lato oscuro dell’utopia moderna e razionalista emerge anche in questo documentario, quando ci vengono mostrate le immagini di una spaventosa città-satellite fuori Parigi nata come insediamento-modello e diventata un mostro. Un documentario di poche, scarse e confuse idee, con oltretutto dentro quell’afflato, quella visione altezzosa e paternalistica dell’architettura moderna quale redenzione delle infamie abitative del sottosviluppo. Ma quando vediamo ua misera favela di Medellin ci sembra nonostante tutto molto più bella e vivibile e umana di quell’orrore fuori Parigi progettato secondo il più ortodosso e bnintenzinato credo razionalista-modernista.

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