Il film imperdibile stasera in tv: LUNGA VITA ALLA SIGNORA! di Ermanno Olmi – sabato 2 maggio

Lunga vita alla Signora! di Ermanno Olmi (1987). Rai Storia, ore 21:10, sabato 2 maggio 2020.
Uno degli Olmi che amo di più, anche perché ancora più di altri suoi lavori marca la differenza radicale dell’autore rispetto alla media, alla temperatura dominante, del cinema italiano. Bastano poche scene di Lunga vita alla signora! – anno 1987, un Leone d’argento a Venezia – per renderci conto di quanto il regista dell’Albero degli zoccoli sia distante da Cinecittà: per stile, per scrittura, per tratto antropologico, anche – ebbene sì – per altitudine e vocazione morale. In questo piccolo (grande?) capolavoro si vanno a indagare i rapporti di classe, la relazione servo-padrone in cucine e saloni secondo sensibilità più centroeuropee, o almeno alpine-subalpine che trasteverine e borgatare, come invece in tanta peraltro mirabile commedia (all’)italiana (penso per citare solo un titolo a Camerieri di Leone Pompucci). Evocando pure certe sinistre atmosfere gotiche (quel maniero inquietante tra monti e valli) che là, nel cinema capitolino, hanno esplorato in pochissimi, e mi viene in mente La più bella serata della mia vita di Ettore Scola.
In qualche parte dell’Italia profondo Nord. In un castello tra Freda e Bava (a proposito, ancora, del raro gotico made in Cinecittà) si pepara una grande cena, anzi una celebrazione per il compleanno di una vecchissima, quasi mummificata Signora. Di cui nulla si dice, se non che è potentissima, ricca assai, in grado di decretare fortune e sfortune, ascese e cadute dei suoi commensali – politici, uomini d’affari, manetungoli vari – con un cenno del capo, uno sguardo perentorio, un gesto della mano. Il film si svolge, come La regola del gioco di Renoir o come il più recente Gosford Park di Robert Altman, sui due livelli dei padroni e dei servi che stanno dietro e sotto e a lato della preparazione di quel banchetto quasi rituale. Necessari quanto invisibili, se non quando entrano in scena con le portate e in divisa. All’interno di questo rito del potere e della sottomissione, Olmi la sua attenzione la concentra su un poco più che adolescente dal magnifico nome di Libenzio (sembra di stare in Quo Vadis? o La tunica) arruolato per l’occasione nei fitti ranghi dei giovani camerieri e cameriere. La Signora non ammette la minima sciatteria, la minima infrazione dell’etichetta, tutto deve essere di squisita, rarefatta perfezione come in un cerimoniale a corte, sicché i ragazzi vengono addestrati – con pugno di ferro se necessario – dai più anziani ed esperti. Con una severità militaresca che non ammette approssimazioni, e non si può non pensare in certi momenti alle geometriche discipline di armi e soldati di Von Stroheim. Anche se lo sguardo olmiano è, ovviamente, assai più partecipe verso il suo protagonista ragazzino di cui cui si seguono timidezze, paure, ansie, prove e errori. Fino al gesto finale che segnerà una rottura di quell’ordine claustrofobico e soffocante. Ma non ci si aspettino modi ribellistici da Olmi, non è nel suo bagaglio, nella sua sensibilità. Col suo umanesimo sempre intriso della religiosità popolare della sua Bergamo, il regista ancora una volta è solidale con gli ultimi e gli umili, con coloro che pur nei tempi della sopraffazione resistono dignitosamente salvando sé stessi e, con sé stessi, il mondo. Ma in Lunga vita alla signora! oltre alla sommessa denuncia c’è un anche qua e là l’emersione di uno humor che , benché laterale, è da sempre appartenuto al cinema olmiano, si pensi a Il posto, con il suo tributo non detto a certi chaplinismi. Allo scorso Locarno Fesrtival, l’edizione 2019, si è visto a Cineasti del presente un docu con qualche traccia di narrativizzazione (le ormai famose barriere abbattute tra i generi e le forme cinema), L’apprendistato, di un giovane filmmaker romano che racconta l’addestramento a camerieri patentati di un gruppo di ragazzi in una scuola alberghiera del Nord piemontese. Un film che ha poi fatto qualche apparizione in sala (e forse anche su qualche piattaforma e rete televisiva) e che, a pensarci adesso, sembra davvero un omaggio, chissà quanto consapevole e quanto inconscio da parte del regista Davide Maldi, a Lunga vita alla signora!

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